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martedì 22 aprile 2014

Qualche perplessità su Matteo Renzi

Nonostante tutta la buona volontà non riesco proprio ad aggregarmi all’onda di quanti, da settimane, largheggiano in approvazioni e plausi per Matteo Renzi ed il suo operato.
Eppure non sono mai stato prevenuto nei confronti di Renzi.
Tuttavia non posso fare a meno di accostarlo a certi annunci di auto usate che, per attirare i clienti, ricorrono a descrizioni formidabili del tipo: “vettura in condizioni impeccabili di motore e carrozzeria, pari al nuovo, unico proprietario, chilometri certificati e tagliandati presso concessionaria ufficiale, full optional, occasione unica ad un prezzo incredibile”.
Se però qualcuno, incuriosito, decidesse di prendere visione della favolosa proposta, quasi certamente sarebbe accolto da un venditore che, con fare dispiaciuto, lo informerebbe che proprio quella vettura, purtroppo, era già stata venduta il giorno prima, ma approfitterebbe, ovvio, per magnificargli decine di altri catorci disponibili.
Ecco, appunto, la sensazione è che anche Renzi ricorra ad annunci esageratamente accattivanti che poi, alla prova dei fatti, dimostrino di non avere le favolose valenze proclamate.
Ad esempio, pomposo ma confuso e subdolo, l’annuncio della eliminazione delle Province si è rivelato una panzana perché, di fatto, si è trattato solo del mancato rinnovo dei consigli provinciali in scadenza, mentre la cancellazione effettiva  delle Province potrà avvenire se e quando il Parlamento approvasse la riforma del Titolo V della Costituzione.
Altrettanto è avvenuto nel caso dei tanto declamati 80 euro in più nelle buste paga mensili di coloro che percepiscono uno stipendio lordo annuo fino a 28.000 euro.
In realtà si è scoperto che godranno effettivamente del bonus di 80 euro solo una parte degli aventi diritto, mentre per tutti gli altri il bonus sarà inferiore agli 80 euro. 
Anche se quelle di Renzi ricordano tanto le fanfaronate ascoltate nei mercatini di paese e di cui Berlusconi aveva già fatto largo uso,  a lasciarmi perplesso c’è altro.
Ad esempio, mi preoccupa la costante ambiguità di Renzi.
Quella ambiguità che lo ha portato a tranquillizzare Enrico Letta, con decine di #stai sereno”, fino a poche ore prima di scalzarlo in malo modo da Palazzo Chigi.
Inoltre, più che ambiguo ed oscuro è il rapporto che ha instaurato con un pregiudicato, Silvio Berlusconi.
Renzi, infatti, non solo è riuscito a riscattare Berlusconi dalla emarginazione politica, ma gli permette di dettare molte delle scelte che poi finiscono per condizionare la sua azione sia di capo del governo che di segretario del PD.
Qualche esempio ?
Berlusconi, pur standosene all’opposizione, ha ottenuto che Renzi facesse suo, a scatola chiusa, quell’obbrobrio di legge elettorale, oppure che nominasse ministro del governo Federica Guidi, di provata fede berlusconiana, ed anche che designasse alle Poste, come presidente, Luisa Todini, già europarlamentare di Forza Italia, oppure che riducesse le pene previste per il voto di scambio mafioso, per non dimenticare il depennamento dal DEF, all’ultimo momento dopo una cena con Berlusconi, dell’impegno ad “affrontare definitivamente il problema dei tempi di prescrizione.
L’impressione è che, di fatto, l’azione di governo sia pilotata a quattro mani, per la influenza che esercita su Renzi il leader di Forza Italia, che è all’opposizione.
Un rapporto, quello con Berlusconi, così pregnante e sospetto se riesce a condizionare Renzi anche da segretario nella gestione del PD, al punto da indurlo a rifiutare e calpestare ogni confronto interno pur di non contrariare i desiderata dell’ex cavaliere.
Così è stato, tra l’altro, per la legge elettorale, imposta alla direzione PD senza concedere margini alla discussione, come per il progetto di riforma del Senato.
Infine, se a queste perplessità aggiungo l’inquietudine per il suo abborracciato menù, cucinato con superficialità, indeterminatezza, vaghezza, approssimazione, non vedo un solo motivo per lasciarmi trascinare dall’onda di ammirazione ed approvazione per l’operato di Matteo Renzi.

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