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giovedì 12 giugno 2014

La perfidia dei ballottaggi

Dopo che le urne elettorali sono state dissigillate anche in Sicilia, il voto amministrativo è passato al vaglio di politici, commentatori, analisti.
Gli addetti ai lavori si infervorano in commenti che esaltano chi avrebbe vinto e, per contro, gettano la croce su chi avrebbe perso.
Personalmente preferisco usare il condizionale perché, a differenza dei campi di calcio, dai quali ogni squadra esce con la certezza di un risultato sia esso 1, x o 2, nel caso delle elezioni, soprattutto amministrative, a chiunque è consentito lasciarsi andare a fantasiose letture ed interpretazioni.
Già l’eventualità di un primo e secondo turno genera, di per sé, dinamiche di voto anche molto diverse a soli quindici giorni di distanza.
Al primo turno, infatti, l’elettore vota, di solito, il candidato che conosce, di cui ha sentito parlare, o che, comunque, è stato designato dalla forza politica nella quale l’elettore si riconosce od alla quale si sente idealmente vicino.
In caso, invece, di secondo turno, al quale si arriva quando in ballottaggio ci sono solo due candidature, le dinamiche di voto sono più incerte ed imprevedibili.
E’ provato, ad esempio, che nel secondo turno aumenti l’assenteismo e, di conseguenza, possa variare sensibilmente la composizione del corpo elettorale che si reca alle urne, in funzione di età, sesso, scolarità, professione, orientamento politico.
Molti elettori, poi, anche se delusi dal risultato del primo turno, avvertono come dovere civico quello di recarsi comunque al seggio e perciò, tappandosi il naso, finiscono per votare il candidato che appare loro come “il minore tra i due mali”.
Ma, sull’esito del secondo turno spesso può incidere ed essere determinante un fattore assolutamente imponderabile, e cioè l’esistenza, dichiarata o sottintesa, dei cosiddetti apparentamenti in base ai quali le liste, escluse al primo turno, possono dare il loro sostegno a questo o quel candidato.
Può accadere, così, che, il ballottaggio sia vinto da un candidato votato, in parte, da un elettorato anche del tutto antitetico alle sue posizioni politiche.
Domanda: a questo punto un sindaco eletto al ballottaggio può contare su una accettazione popolare identica a quella di un sindaco eletto al primo turno?
Da un punto di vista rigorosamente quantitativo la risposta non può essere che affermativa.
È più che legittimo, invece, nutrire molte riserve sotto il profilo del consenso ideologico e programmatico.
Infatti, il candidato eletto al primo turno, che ha ottenuto il voto dalla maggioranza assoluta degli elettori, gestirà il suo mandato con la consapevolezza che la maggior parte dei cittadini lo ha scelto con convinzione.
Se conseguita al ballottaggio, invece, una elezione potrebbe essere il risultato anche di scelte non convinte, almeno di una parte dell’elettorato, se non di apparentamenti del tutto strumentali
A mo’ di esempio, proviamo ad esaminare due dei risultati, scaturiti dai ballottaggi di domenica, che più hanno vivacizzati i dibattiti di questi giorni.
Nel rigoroso rispetto dell’ordine alfabetico, osserviamo per primo il risultato del Comune di Livorno, da sempre feudo incontrastato della sinistra.
Al primo turno, degli 85.286 voti validi il candidato del centrosinistra, Marco Ruggeri se ne era aggiudicati 34.096 (= 39,97%), contro i 16.216 ottenuti dal primo dei suoi antagonisti, cioè Filippo Nogarin, candidato del M5S.
Dopo soli quindici giorni, il ballottaggio ha riservato un esito imprevedibile.
Infatti, con una affluenza ridottasi di ben 17.628 elettori, Filippo Nogarin è risultato eletto sindaco con 35.899 voti, portando a casa, cioè, 19.683 voti in più di quelli che aveva ottenuti al primo turno.
Da dove sono saltati fuori questi 19.683 voti ?
Di certo non si è trattato di cittadini convertiti al grillismo, nelle ultime ore, ammirando i bastioni di Fortezza Vecchia, ma piuttosto di elettori che, dopo aver sostenuti al primo turno schieramenti politici (di destra, di centro e di sinistra) anche idealmente molto lontani dal M5S, al ballottaggio, per ragioni diverse e sconosciute, hanno deciso di “turarsi il naso”.
Di certo il consenso manifestato con convinzione al candidato del M5S va identificato nei 16.216 voti, del primo turno, mentre per i voti ottenuti in più al ballottaggio sarebbe più sensato parlare di “voti in prestito od in transito”.
Senza se e senza ma, invece, ad uscire sconfitto è stato il candidato della sinistra che, contando su un vantaggio di 17.880 voti al primo turno, si è fatto riprendere e superare al ballottaggio.
Più o meno le stesse dinamiche si sono ripetute a Pavia, dove il sindaco uscente, berlusconiano DOC, era stato indicato da un sondaggio come il “sindaco più amato d’Italia”.
Un giudizio che sembrava trovare conferma anche al primo turno, quando Alessandro Cattaneo, candidato di Forza Italia, otteneva 18.350 dei 39.307 voti validi, contro i 14.326 voti del suo antagonista Massimo Depaoli, candidato del centrosinistra.
Al secondo turno, ridottosi a 32.128 il numero degli elettori per effetto dell’astensionismo, dalle urne è uscito un verdetto inatteso.
Massimo Depaoli ha recuperati 2.742 “voti in prestito od in transito” con i quali ha agguantato il primo posto contando su 17.068 consensi, mentre Alessandro Cattaneo ha persi per strada, in quindici giorni, 3.290 sostenitori.
È probabile, ad esempio, che dopo il primo turno, dando per certo il successo del loro candidato, molti elettori di centrodestra abbiano disertate le urne, mentre gli elettori delle altre liste sia di sinistra che del M5S, uscite al primo turno, abbiano fatto confluire i loro voti su Massimo Depaoli.
Si potrebbero analizzare gli esiti di molti altri ballottaggi per rendersi conto di quanto possa essere falso e deformante un secondo turno in cui a dare le carte non siano gli elettori ma le camarille e gli inciuci che tutte le forze politiche, per meschini intrallazzi, mettono in piedi, all’insaputa ed a spese degli elettori.
Tanto, poi, se l’amministrazione eletta si dimostrerà inadeguata, a patire le sue incapacità e carenze saranno sempre e solo i cittadini, e perciò … chi se frega !

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