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sabato 28 giugno 2014

Renzi naviga a vista in un mare procelloso

Assistendo allo streaming dell’incontro tra la delegazione del M5S e quella del PD, capitanata da Matteo Renzi, mi è sembrato che, aldilà delle scontate parole di compiacimento, Renzi si trovasse a disagio.
A metterlo in difficoltà, forse, l’incertezza del suo ruolo in quei momenti.
Probabilmente era lacerato da un dilemma: ma a questo incontro sto partecipando come segretario del PD oppure come Presidente del Consiglio ?
Una perplessità tutt’altro che banale, proprio per la diversa risonanza che i suoi atteggiamenti e le sue parole avrebbero avuto sulla scena politica.
Renzi, cioè, era in difficoltà per il timore di dire o fare qualche ammissione o concessione, al M5S, che risultasse indigesta al suo sodale e partner Berlusconi.
Infatti, per tutto il tempo l’ombra del “patto del Nazareno” ha aleggiato su Renzi fino a rendere le sue parole stucchevoli, da un lato, e sfuggenti, dall’altro.
Ad esempio, mi è sembrato fastidioso ed irritante che Renzi abbia ripetuto ai rappresentanti grillini, come un mantra, che la nuova legge elettorale dovrà garantire la “governabilità”.
Mi sembra inevitabile che risulti fastidioso ed irritante chiunque voglia prendere per i fondelli gli italiani raccontando loro la favola della “governabilità”.
Ora, Renzi ripete a pappagallo che, per lui, è irrinunciabile poter conoscere, poche ore dopo la chiusura dei seggi, chi abbia vinte le elezioni, e fino a qui nulla da eccepire.
Chiunque abbia un po’ di buon senso, però, può rendersi conto che Renzi sia in stato confusionale quando pretende di far credere che la “certezza della vittoria elettorale” produca come effetto garantito la “governabilità”.
Può darsi che, su questa ambiguità non semantica ma sostanziale, anche Renzi nutra qualche inconfessata perplessità se, alle reiterate osservazioni con cui Di Maio lo incalzava, è sgusciato via senza mai rispondere.
D’altra parte anche lui sa che, da che mondo è mondo, le elezioni le ha sempre vinte il partito od il candidato che ha ottenuto un voto in più dei suoi contendenti.
Perfino in Italia questo è potuto accadere in tutte le tornate elettorali, politiche, amministrative, europee, a dispetto dei miscredenti.
E’ altrettanto vero, però, che in Italia non sempre la vittoria elettorale abbia garantita al vincitore la possibilità di governare stabilmente.
È stato così per il primo Governo Berlusconi (10 maggio 1994 – 17 gennaio 1995), per il primo Governo Prodi (18 maggio 1996 – 21 ottobre 1998), per il secondo Governo Prodi (17 maggio 2006 – 7 maggio 2008), per il quarto Governo Berlusconi (7 maggio 2008 – 16 novembre 2011).
La storia documenta, cioè, che a causare la “non governabilità” non siano state le leggi elettorali, bensì le coalizioni messe insieme soltanto per fare massa critica, senza il collante di valori e programmi comuni.
Poiché anche l’Italicum prevede la partecipazione di coalizioni elettorali, quanti ancora si ostinano ad accreditare l’Italicum della garanzia di “governabilità”, dimostrano di essere in malafede, oppure di possedere uno scarso quoziente intellettivo.
Si è in presenza, tra l’altro, di una legge elettorale che, oltre a dare il via libera a raffazzonate coalizioni ed a sconsiderati premi di maggioranza, espropria l’elettore del diritto sacrosanto di scegliere con le preferenze i propri rappresentanti.
Ciò nonostante, però, Renzi sembra non poter fare a meno di esibirsi in fregnacce come la “governabilità”, pur di difendere l’Italicum che Berlusconi gli ha dettato, parola per parola, nel loro tête-à-tête al Nazareno.
Ecco perché, preso in contropiede dal M5S, Renzi ha accettato il confronto con i pentastellati sulla legge elettorale solo per non sputtanarsi dopo che, urbi et orbi, aveva proclamato di voler fare le riforme con la partecipazione di tutti.
Il suo imbarazzo, però, di fronte alle proposte della delegazione pentastellata è apparso evidente.
Renzi era angosciato dalla preoccupazione che ogni sua apertura, pur minima, al M5S avrebbe scatenate le ire di Berlusconi e dei suoi lacchè.
Il che, del resto, si è verificato puntualmente.
Anche per questo non sono necessarie doti di chiaroveggenza per prevedere che il confronto tra PD, Renzi ed il M5S, sul percorso delle riforme, si sia esaurito in realtà ancor prima di iniziare.
Tra le pieghe del “patto del Nazareno”, infatti, potrebbero esserci intese in grado di condizionare la libertà e le scelte di Renzi anche come capo del governo.
E’ facile prevedere, perciò, che ad approfittare di questo pastrocchio sarà Beppe Grillo che, ancora una volta, non si lascerà sfuggire l’occasione per vomitare nuovo fango su Renzi e sui fumosi accordi che lo legano a Berlusconi ed a Forza Italia.

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