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venerdì 22 agosto 2014

Diplomazia, la tromba dell’ipocrisia

Come deciso dai ministri degli esteri dell’UE, nell’incontro del 15 agosto, le commissioni esteri e difesa, del Parlamento italiano, hanno votato a favore dell’invio di armi ai peshmerga curdi, impegnati nel contrastare l’avanzata degli jihadisti.
Per annunziare la lieta novella Matteo Renzi si è precipitato a Baghdad e poi a Ebril con un biglietto di andata e ritorno a bordo di un aereo di Stato.
Che l’ISIS agisca in modo infame, turpe, spregevole, spietato, disumano, è un dato di fatto, e la bestiale decapitazione del reporter statunitense James Floey ne è solo l’ultima conferma.
Aiutare, con l’invio di armi, coloro che combattono così tanta efferatezza potrebbe avere, perciò, anche una ovvia giustificazione.
Per lo Stato italiano, tra l’altro, l’intervento per di più sarà a costo zero perché, a quanto si apprende, ai curdi saranno inviate armi e munizionamenti, di fabbricazione ex-sovietica, sequestrate circa venti anni fa durante il conflitto dei Balcani.
C’è da augurarsi, per la incolumità dei peshmerga, che di questi armamenti, accatastati da tempo nei depositi dell’esercito, ne venga almeno verificato lo stato di efficienza prima di spedirli.
Non credo, comunque, che fornire armi sia il modo migliore per dare soluzione alle violente turbolenze che interessano l’intera area mediorientale, e da settimane anche la Libia.
Sembra che le diplomazie occidentali si muovano per emotività, in modo estemporaneo, senza una strategia.
Qualche mese fa, infatti, al diffondersi della notizia che forse, in Siria, al-Assad stesse facendo uso di armi chimiche nella lotta agli oppositori del regime, molte diplomazie europee ventilarono come ipotesi la fornitura di armi agli antigovernativi.
Gli Stati Uniti arrivarono perfino ad inviare, nelle acque antistanti la Siria, la portaerei Eisenhower pronta ad intervenire per bombardare gli arsenali chimici.
L’ONU, turbato dalle notizie di centomila morti e di decine di migliaia di feriti, vittime civili della violenta repressione governativa, adottò le consuete inutili risoluzioni di condanna.
E’ stato sufficiente, però, che al-Assad consegnasse le armi chimiche per la loro distruzione, perché più nessuno parlasse di detronizzare al-Assad, e finisse nel dimenticatoio la guerra civile che in Siria continua ancora oggi a fare strage soprattutto di civili.
Fortuna volle che al proposito di fornire armi agli oppositori del regime non fu dato seguito, altrimenti molte di quelle armi sarebbero finite anche nelle mani di una fazione della galassia oppositrice di al-Assad, quella degli jihadisti, cioè gli stessi contro i quali oggi si decide di armare i curdi.
Ancora una volta tanta ipocrisia e superficialità nell’opera delle diplomazie, ipocrisia e superficialità che si stanno riproponendo nella gestione della crisi ucraina che miete ogni giorno vittime civili nella guerra di Kiev contro i separatisti filorussi, peraltro sostenuti, armati e finanziati da Vladimir Putin.
Ebbene, cosa sono state capaci di partorire fino ad oggi le diplomazie occidentali di fronte al conflitto ucraino ?
Niente più che adottare sanzioni contro la Russia, abdicando ancora una volta al loro ruolo di mediazione per evitare spargimenti di sangue che alla fine, chiunque vinca, finiranno per insinuare nella gente sentimenti di odio e di vendetta.
Perché, ad esempio non lavorare per promuovere un accordo che offra alle popolazioni, di madrelingua russa, di decidere del loro futuro attraverso un referendum popolare, gestito e controllato da un organismo neutrale ?
Si tratterebbe, in pratica, di replicare con maggiori garanzia quanto già avvenuto in Crimea dove, il 16 marzo 2014 la popolazione ha scelto, attraverso il referendum, di diventare parte integrante della Federazione Russa.
Da quando le diplomazie occidentali si sono adeguate alla diabolica idea di George W. Bush di “esportare la democrazia”, la destabilizzazione ha colpite molte aree del pianeta.
Certamente Saddam Hussein, così come Mu’ammar Gheddafi erano dittatori spietati e sanguinari che avevano sottomessi i loro paesi con la violenza e la paura, ma dopo la loro caduta ciò che sta accadendo in Iraq e Libia è sotto gli occhi di tutti.
Nessuno può affermare, oggi, che in questi paesi abbia avuto successo l’esportazione della democrazia, anzi.
Può darsi che io abbia un concetto un po’ retrò della diplomazia, perché mi aspetto di riscontrare, nel suo operare, avvedutezza, equilibrio, discrezione, tatto, equità di giudizio.
E questo mi induce anche ad essere indisponente e provocatorio.
Ad esempio mi domando: forse gli oltre 400 bambini palestinesi morti sotto le bombe dei raid israeliani avevano minori diritti di essere protetti rispetto ai bimbi iracheni massacrati dagli jihadisti?
Ed inoltre: perché le diplomazie dell’UE non hanno sentito il bisogno di condividere anche la decisione di inviare ai palestinesi armi antiaeree ed anticarro per contrastare i raid israeliani che hanno distrutti senza distinzioni asili ed ospedali, scuole dell’ONU ed abitazioni civili, uccidendo oltre 2.000 civili ?
Ed infine: al servizio di chi sono le diplomazie dell’UE ?

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