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domenica 12 aprile 2015

De Gennaro al galoppo tra destra e sinistra

In questi giorni abbiamo la conferma che la politica ha vissuto in letargo gli ultimi quindici anni pur se attraversati da quattro legislature.
Tre lustri che hanno visto susseguirsi al governo del Paese Berlusconi, Prodi, poi ancora Berlusconi, Monti, Letta, ed ora Renzi.
Ora mi domando: è mai possibile che dovesse intervenire la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per scuotere dal torpore il mondo politico italiano?
Ad agitare le acque nei giorni scorsi, infatti, è stata la sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannata l’Italia, riconoscendo il reato di “tortura” negli atti perpetrati dalla polizia con la irruzione alla Diaz, durante il vertice G8 a Genova del luglio 2001.
Anche se la responsabilità oggettiva dei fatti era da ascriversi, senza ombra di dubbio, a Claudio Scajola, all’epoca Ministro dell’Interno, ed a Gianni De Gennaro, Capo della Polizia, sul banco degli imputati sono finiti in Italia solo 25 agenti ed alcuni funzionari.
I tre gradi del processo farsa si sono conclusi nel 2012 in Cassazione con la prescrizione dei reati di lesioni gravi e con le sole condanne per “falso aggravato”.
Ecco perché la sentenza della Corte Europea rileva, tra l’altro, che “a causa della inadeguatezza delle leggi italiane” i colpevoli non sono stati né adeguatamente puniti, né hanno scontata alcuna pena.
Siccome, però, siamo in Italia non solo nessuno ha scontata la pena, ma i funzionari condannati sono stati gratificati con promozioni ed incarichi di prestigio.
Fatta questa doverosa ed opportuna premessa ritorniamo al brusco risveglio dei politici italiani.
Come per incanto, infatti, scossi dalla sentenza di Strasburgo molti politici solo nei giorni scorsi hanno scoperto e si sono indignati perché Gianni De Gennaro, che era al vertice della catena di comando della polizia, e quindi responsabile oggettivo dell’irruzione alla Diaz, non solo non fu rimosso allora dal suo incarico ma, anzi, è stato protagonista negli ultimi quindici anni di una galoppante carriera.
A non sdegnarsi, invece, è stato Matteo Renzi che oggi ha voluto dire la sua confermando la piena fiducia sua e del governo “sulle qualità e sulla competenza” di De Gennaro.
Oddio, che un profano in materia, come Renzi, esprima un giudizio nientemeno che su competenze e capacità del Presidente di Federmeccanica, mi fa solo sorridere.
È inevitabile, però, che queste reazioni politiche stimolino qualche riflessione.
Sul piano politico, ad esempio, mi chiedo come mai nessuno si sia stracciate le vesti ed abbia urlata la sua indignazione quando, dopo i fatti del G8, De Gennaro sia stato promosso da Berlusconi a Capo dei servizi segreti, o quando, nel 2007, Prodi gli affidò l’incarico di Capo di Gabinetto al Viminale, e neppure quando, nel 2012, Mario Monti arrivò perfino a nominarlo Sottosegretario per la sicurezza della Repubblica.
È pur vero che, per i fatti della Diaz,  dopo la condanna in appello ad un anno e quattro mesi, De Gennaro era stato assolto dalla Cassazione dal reato di istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell’ex questore di Genova, ma nominarlo addirittura Sottosegretario di Stato, come ha fatto Mario Monti, credo sia stata una corbelleria.
Sul piano pratico, invece, quello che più continua a sconcertarmi è la nomina di De Gennaro alla Presidenza di Federmeccanica, operata da Letta nel 2013.
Già allora mi ero domandato, infatti, quali esperienze e competenze avesse riscontrate Letta, nel curriculum di De Gennaro, in materia di strategie industriali e di mercato, di capacità a pianificare nuove acquisizioni ed aree di sviluppo, di ingegneria dei bilanci, al punto da affidargli la presidenza di Finmeccanica, cioè del primo gruppo industriale italiano.
È mai possibile che gli italiani debbano rassegnarsi  a vedere che un boiardo di Stato non solo sia considerato intoccabile vita natural durante, a prescindere dalle sue responsabilità, ma per di più possa anche occupare la poltrona al vertice di Finmeccanica senza possedere alcuna preparazione e competenza? 

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