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sabato 26 ottobre 2013

Biancaneve e gli … 8 nani

Se Jakob e Wilhelm Grimm, autori della popolare fiaba di Biancaneve, fossero vissuti nel nostro tempo, ad esempio in Italia, ed avessero avuta la malasorte di conoscere un certo Renato Brunetta, probabilmente la loro favola si sarebbe arricchita di un altro personaggio.
Così, la favola, tramandata di generazione in generazione come “Biancaneve ed i 7 nani”, avrebbe potuto diventare celebre come “Biancaneve e gli 8 nani”.
A dare il nome ai 7 nani (Dotto, Gongolo, Pisolo, Mammolo, Eolo, Cucciolo e Brontolo) non furono, però, il fratelli Grimm, bensì la fantasia di Walt Disney che avrebbe avuto solo l’imbarazzo della scelta nel trovare il nome a Brunetta, ottavo nano della fiaba.
Ossesso? Bilioso? Attaccabrighe? Guerrigliero?
Battezzandolo “Ossesso” si sarebbe messo in evidenza il chiodo fisso che angustia l’individuo, cioè quello di apparire come un essere importante e prestigioso.
Sofferente della sindrome “lei non sa chi sono io”, accade che Brunetta sia protagonista di situazioni paradossali e ridicole, come quando, nel 2008, tentò di far credere che aveva preferito impegnarsi in politica piuttosto che dedicarsi a lavorare per una sua inverosimile candidatura al Premio Nobel.
Oppure quando, mesi fa, ritenendosi offeso da Laura Boldrini, Presidente della Camera, che aveva osato rivolgersi a lui interpellandolo semplicemente come “Onorevole Brunetta”, rispose stizzito: “Visto che mi ha chiamato onorevole e sono invece presidente del gruppo, io non la chiamerò presidente”.
In alternativa l’ottavo nano, però, potrebbe chiamarsi anche “Bilioso” per le violente intemperanze con cui Brunetta ha l’abitudine di aggredire quei malcapitati che hanno raggiunto il successo, professionale e personale, che a lui è sempre sfuggito.
A Brunetta rode di non essere riuscito a farsi eleggere Sindaco di Venezia, sconfitto per ben due volte, nel 2000 e nel 2010, da candidati del centrosinistra.
Sconfitte da lui mai metabolizzate, tanto che in un convegno a Cortina D’Ampezzo è esploso contro la “sinistra per male e di merda” rivolgendole il garbato augurio “che vada a morire ammazzata”!
A farne le spese, negli ultimi tempi, è stato più volte anche Mario Monti, dapprima come presidente del consiglio, poi come senatore a vita e leader di Scelta Civica.
Ma, all’ottavo nano potrebbe essere dato anche il nome di “Attaccabrighe”, visto che Brunetta non perde occasione per provocare con insulti, assurdi ed arbitrari, intere classi di persone.
A Gubbio nel 2009, ha inveito, ad esempio, contro il mondo del cinema tacciandolo di essere “culturame”, riesumando una espressione usata nel 1949 dal democristiano Mario Scelba.
Ha definiti “panzoni” i poliziotti che operano negli uffici, sostenendo che se fossero impiegati nei servizi in strada “se li mangerebbero”.
Anche il Consiglio Superiore della Magistratura non si è sottratto agli insulti e si è beccata la definizione di “mostro” 
Come non ricordare, tra le decine di affronti provocatori, diretti qua e là, anche l’appellativo “fannulloni” con cui Brunetta ha bollati i dipendenti della Pubblica Amministrazione.
Insomma, un vero e proprio modo di fare provocatorio alla ricerca dello scontro.
Probabilmente per l'ottavo nano potrebbe essere appropriato anche il nome di “Guerrigliero”, solo dopo aver accertato, però, che  dimostri la sua capacità di attuare azioni di guerriglia parlamentare , per il momento solo minacciate.
Staremo a vedere.
Certo è che, per fortuna, Jakob e Wilhelm Grimm non hanno avuta la malasorte di conoscere Renato Brunetta, altrimenti la gradevole fiaba di Biancaneve si sarebbe tramutata in un racconto dell’orrore, diseducativo e deprimente per decine di generazioni.

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