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domenica 20 ottobre 2013

Mario Monti e … il peccato originale

Erano mesi, ormai, che chiunque avesse osservato con un po’ di attenzione quanto stava accadendo in Scelta Civica, avrebbe potuto intuire che il giocattolo stava per rompersi. 
Un rischio, quello della rottura, che ha accompagnata Scelta Civica fin dal momento della sua nascita, quando, cioè, è mancato il coraggio di fare scelte coerenti con la volontà dichiarata di offrire agli elettori una proposta capace di “trasformare i contenuti e lo stile della politica italiana”.
Non bisognava essere navigati conoscitori degli usi e costumi della politica italiana per rendersi conto che l’inesperienza politica di Mario Monti, insidiata per di più dagli interessi personali di inaffidabili consiglieri, avrebbe esposto il movimento al pericolo di finire sulle secche.
Pur non essendo un chiaroveggente, già nel mese di gennaio, in questo blog, manifestavo alcune perplessità che sintetizzavo parlando di “peccato originale di Scelta Civica”.
Mi chiedevo, ad esempio, come fosse realistico pensare di dare attuazione all’impegnativa “Agenda Monti”, che non conteneva solo un progetto riformista, ma proponeva idee destabilizzanti per uno scenario politico ormai avvizzito, contrassegnato da immobilismo e rifiuto del cambiamento.
Avevo pensato, allora, di trovare risposta, ai miei dubbi, nell’impegno di Monti ad attivare un processo di selezione dei candidati che mirasse soprattutto a puntare su persone che avessero maturate esperienze nella società civile, lasciando fuori dai giochi i soliti professionisti della politica.
Una ipotesi, questa, ben presto smentita dai fatti.
In realtà, Scelta Civica, che mirava a proporsi come protagonista del rinnovamento, aveva finito per cedere, inspiegabilmente, agli adescamenti di alcuni scafati mestieranti della politica italiana.
Scelta Civica si è lasciata convincere, così, a prenderli a bordo, senza rendersi conto che avrebbe avuto a che fare con tizi, ormai decaduti ed invisi all’elettorato, preoccupati solo di imbarcarsi su un vascello che assicurasse loro ancora una poltrona in Parlamento.
Individui avvezzi, tra l’altro, a tramare ed a far uso di ogni espediente pur di ottenere tornaconti personali.
Questo “peccato originale” è costato caro a Scelta Civica già nelle urne, il 24 e 25 febbraio, avendo delusi molti potenziali elettori.
Non solo, ma dalle urne, è uscita una rappresentanza parlamentare, di Scelta Civica, disarmonica controfigura di ciò che Mario Monti aveva immaginato.
Il risultato: personaggi desiderosi di riformare la politica, di condurre il Paese verso il salto di qualità, di mantenere fede alla promessa di rinnovamento fatta agli elettori, si sono trovati a convivere con individui portatori delle logiche di una politica in caduta libera, sempre più detestata dai cittadini.
Inevitabile, perciò, che differenze così profonde, nel modo di vivere la missione politica, provocassero contrasti insanabili.     
Una convivenza difficile, minimizzata e sottaciuta troppo a lungo, colpevolmente.
Una convivenza impossibile, favorita anche dall’incapacità di Scelta Civica di mantenere vivo un flusso comunicazionale con l’opinione pubblica, che ha ricevute, perciò, solo avvisaglie di iniziative, convegni e testimonianze difformi e stonate.
C’è chi, come Enrico Letta, ha tratto vantaggio da questa vuoto informativo, ad esempio attribuendosi, sui media, i meriti della chiusura della procedura d’infrazione per deficit eccessivo, ottenuta, invece, solo grazie ai sacrifici che il governo Monti aveva imposti ai cittadini.
Comunque, per mesi i marpioni della politica, ospiti di Scelta Civica, hanno continuato con i loro armeggi, pronti a zompare da una ciambella di salvataggio all’altra pur di rimanere a galla.
Ancora una volta, l’inesperienza ha trattenuto Mario Monti dall’affrontare il toro per le corna, dal costringere i doppiogiochisti ad un confronto a muso duro, dall’espellerli prima che la situazione degenerasse.
Ed è proprio la mancanza di risolutezza che ha spinto Monti a dimettersi, esponendo Scelta Civica ad un futuro incerto.

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