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sabato 29 marzo 2014

Da poeti, santi e navigatori a venditori di panzane

Un tempo l’orgoglio italico era esaltato dall’essere, il nostro, un “paese di santi, poeti e navigatori”.
Da alcuni lustri, invece, non abbiamo più motivo di essere orgogliosi perché al posto dei santi, poeti e navigatori ci sono individui conosciuti per la sfrontatezza con cui riescono a sparare cazzate a gogò.
Come se non bastasse, maggiormente abili ed avvezzi a sparare cazzate, sono sedicenti leader politici che, con balle colossali, abbindolano milioni di italiani, superficiali e sprovveduti.
Questa deprecabile moda del cacciar balle è stata favorita, però, non solo da quegli italiani gonzi che non si curano della credibilità di ciò che dice questo o quel leader, ma soprattutto da una informazione, cortigiana e sottomessa, che non ha il coraggio e la forza per smascherare e contestare le spacconate e le fandonie.
Ad esempio, grazie al mutismo dei media, se non addirittura al loro plauso, Silvio Berlusconi ha potuto spacciare, per anni, le sue panzane a milioni di grulli che, abboccando, hanno creduto, di volta in volta, alla creazione di un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro, alla riduzione delle tasse, al ponte sullo stretto, al completamento dei lavori per l’autostrada Salerno – Reggio Calabria, alla restituzione dell’IMU, alla pronta ricostruzione dei comuni aquilani distrutti dal sisma, alla nipote di Mubarak, etc.
Senza dimenticare il celebre “contratto con gli italiani”, che Berlusconi sottoscrisse in TV sotto lo sguardo compiaciuto del ciambellano Bruno Vespa.
Ebbene, con quel contratto Berlusconi si impegnava a realizzare cinque obiettivi,  vincolandosi a non più candidarsi se non ne avesse rispettati almeno quattro.
Da quel lontano 8 maggio 2001 molta acqua è passata sotto i ponti, nessuno di quei cinque impegni è stato mai soddisfatto dai governi Berlusconi e, tuttavia, lui è rimasto sulla scena politica, non solo ma, pur pregiudicato a piede libero, ancora oggi prova a infinocchiare gli italiani facendo passare per una mammoletta il suo amico comunista, Vladimir Putin ex capo KGB, che ha invasa militarmente la Crimea.
Tra qualche giorno, finalmente segregato agli arresti domiciliari, è auspicabile che Berlusconi smetta di sparare cazzate.
I milioni di italiani gonzi, però, non devono disperarsi perché possono sempre mettere la loro dabbenaggine a disposizione di un altro formidabile cacciaballe.
Con il suo linguaggio volgare e virulento, infatti, Beppe Grillo non ha nulla da invidiare a Berlusconi nella spregevole arte di circuire gli italiani usando la menzogna.
Nei giorni scorsi, approfittando di una sua prima intervista televisiva da santone del M5S, Beppe Grillo è riuscito, in pochi minuti, ad inanellare una serie di scempiaggini farneticanti e grottesche.
Voglioso, ad esempio, di ostentare la sua padronanza degli eventi internazionali, Grillo si è lanciato in una dissertazione sulle vicende ucraine, affermando, tra l’altro, che il referendum per la secessione, svoltosi in Crimea, sarebbe stato assolutamente legittimo perché attuato sotto il controllo di 150 osservatori ONU.
Una balla doppia, dovuta a malafede o disinformazione!
Infatti, non solo le Nazioni Unite non avevano inviati osservatori, ma soprattutto i militari russi e filorussi hanno impedito l’ingresso in Crimea agli osservatori OCSE incaricati di vigilare sul referendum.
Salterellando, così, tra una balla e l’altra Grillo è arrivato a sostenere di avere prove certe del siluramento di Bersani.
Quali sarebbero queste prove certe ?
Grillo ha affermato di trovarsi presso l’Ambasciata Inglese di Roma, un mese prima che Bersani rinunciasse all’incarico di formare il governo, e di aver appreso che Letta sarebbe stato ospite dell’Ambasciatore a pranzo!
E questa sarebbe una prova certa ed inconfutabile?
Piuttosto, perché Grillo non chiarisce, invece, i perché dei frequenti e sospetti inviti a pranzo che lo portano a frequentare le Ambasciate USA e GB ?
Queste sue frequentazioni con i diplomatici americani ed inglesi richiamano alla memoria quelle, non meno sospette ed inquietanti, di Antonio Di Pietro che, ai tempi di “mani pulite”, era solito correre al Consolato USA di Milano per fare rapporto sulle indagini in corso.
È lecito domandarsi: ma anche Grillo, come già accadde a Di Pietro, è chiamato a rapporto per prendere imbeccate dai diplomatici USA e GB ?

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