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venerdì 24 agosto 2012

Giustizia sportiva … una sceneggiata pallonara


Già solo usare la parola “giustizia”, per indicare quel ridicolo spettacolo in scena a Roma, in queste settimane di agosto, all’ex Ostello della Gioventù mi sembra fuori luogo e sicuramente offensivo per tutti coloro che amministrano la giustizia, quella vera, nelle aule dei tribunali.
Sarebbe più appropriato parlare di “sceneggiata pallonara”, o di “festa della banalità calcistica”, o di “gossip intorno ad un pallone”, o dei mille altri modi che la fantasia dei tifosi di calcio potrebbe suggerire.
Mi sembra che l’avvocato Giulia Bongiorno, abituata a frequentare ben altre aule processuali, abbia saputo sintetizzare la situazione con poche parole: la bilancia della giustizia prevede due piatti in equilibrio tra loro, accusa e difesa, a Roma invece nell’ex Ostello della Gioventù, la bilancia aveva solo un piatto, quello dell’accusa.
Alla difesa, infatti, non solo non è stato concesso di controinterrogare testimoni e pentiti dell’accusa, ma non ha potuto neppure avvalersi di testimoni a difesa. È questo è solo uno dei fondati motivi per cui è inopportuno usare la parola “giustizia”.
Ancora una volta, assoluto protagonista della sceneggiata nei due tempi è stato il procuratore federale Stefano Palazzi che si è sbizzarrito in teorie accusatorie a volte strampalate ed a volte ridicole.
L’intera sua strategia di accusa faceva assegnamento, più che altro, sulle dichiarazioni di due galantuomini di comprovata onestà e moralità.
Uno è Andrea Masiello, reo confesso di aver realizzata una autorete su commissione, che dal Procuratore della Repubblica di Cremona, Roberto Di Martino, è accusato di “associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva” per i legami provati con la “banda degli zingari”.
Arrestato nello scorso mese di aprile gli avvocati di Masiello hanno chiesto di patteggiare 1 anno e 10 mesi di reclusione ottenendo il netto rifiuto da parte del GIP di Cremona.
Il procuratore federale Palazzi, invece, dando credito ciecamente alle parole di Masiello, cosa fa ? Imbastisce ipotesi accusatorie nei confronti di Leonardo Bonucci e Simone Pepe, ai quali in prima battuta propone il solito ricatto, patteggiamento o condanna pesante.
Bonucci e Pepe, sicuri della loro innocenza, rifiutano il patteggiamento e, solo a questo punto, imbufalito dal rifiuto, Palazzi mette in atto la sua ritorsione e formula richieste di 3 anni e mezzo di squalifica per Bonucci, e di 1 anno per Pepe.
Ma le vaghe e contraddittorie dichiarazioni di Masiello non convincono né la Commissione Disciplinare, prima, né la Corte di Giustizia Federale, poi, che prosciolgono sia Bonucci che Pepe.
Palazzi che si era incaponito contro Bonucci e Pepe, anche ricorrendo contro il proscioglimento deciso dalla Commissione Disciplinare, ne esce con le pive nel sacco !
Altra colonna dei teoremi accusatori di Palazzi è Filippo Carobbio, all’onore delle cronache nel maggio scorso perché arrestato, su ordine della Procura di Cremona, con l’accusa di aver taroccate partite di calcio in combutta con l’organizzazione criminale identificata come “cellula ungherese”.
Rinchiuso nel carcere di Cremona ed interrogato dai Magistrati ha coinvolti altri calciatori senza mai immischiare, però, Antonio Conte.
Un giorno improvvisamente, parlando con Palazzi, dai meandri della sua memoria ecco saltar fuori il nome di Conte.
Forse qualcuno glielo avrà suggerito ? Boh … non lo si saprà mai !
Di sicuro alle parole di Carobbio, che è ritenuto non affidabile dalla Magistratura di Cremona, viene dato invece il massimo credito dalla Commissione Disciplinare e dalla Corte di Giustizia Federale.
Ed ecco, infine, la ciliegina sulla torta di questa buffonata !
La Corte di Giustizia Federale, motivando la squalifica di Antonio Conte, afferma che la sua responsabilità avrebbe potuto configurare “una fattispecie diversa e più grave di incolpazione” rispetto all’omessa denuncia.
Ora, signori della Corte, esisteva o no la possibilità di configurare una “fattispecie diversa e più grave” ?
Se questa possibilità c’era perché non avete condannato Conte per l'illecito più grave ?
Se, invece, questa possibilità non c’era perché cavolo la citate nelle motivazioni del dispositivo ?
È, forse, solo un avvertimento di stile mafioso affidato anche alle dichiarazioni rilasciate dal giudice della Corte, Piero Sandulli ?
Di fronte alle critiche che inevitabilmente solleva questo ridicolo, ma preoccupante modo di gestire la disciplina nello sport, il Presidente del CONI, Gianni Petrucci, perde le staffe ed urla ai quattro venti “basta con attacchi ai giudici ed alla giustizia sportiva”, ed ancora “giù le mani dalla giustizia sportiva !”.
Così facendo il Presidente del Coni dimostra, innanzitutto, di non essere lucido ed obiettivo nel valutare gli errori clamorosi commessi negli anni da quella che lui si ostina a chiamare “giustizia sportiva”, manifestando così anche la volontà, o forse l’incapacità, di intervenire per correggere le deformazioni di un sistema disciplinare lacunoso, inadeguato ed obsoleto.

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