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giovedì 30 agosto 2012

Guerra all'evasione o solo schermaglie ?


Non passa giorno in cui Monti ed i suoi Ministri non ribadiscano il loro fermo intendimento di dare la caccia agli evasori.
E' un proposito che, di certo, sarebbe apprezzabile da tutti coloro che le tasse le pagano fino all'ultimo euro, se non fosse che dalle loro parole trapelasse anche una minaccia neppure troppo velata: se la caccia non dovesse dare i frutti attesi, nel 2013 il Governo sarebbe costretto a mettere mano ad un aumento delle aliquote IVA.
Ora, poiché da decenni sento sproloquiare di caccia all'evasione, mentre gli evasori aumentano arricchendosi allegramente alla faccia di lavoratori dipendenti e pensionati, contribuenti fedeli controvoglia perché impossibilitati ad evadere, nutro anche oggi qualche dubbio sulla effettiva volontà di perseguire con efficacia i "reati fiscali".
Già, perché proprio di reati si tratta !
Quindi, gli innumerevoli "condoni", concessi negli anni, non sono stati altro che "amnistie" generalizzate, con le quali lo Stato ha adottati veri e propri provvedimenti di clemenza nei confronti di soggetti rei di aver commessi reati.
Se, in America, nonostante la sua sanguinaria attività criminale, Al Capone fu arrestato e condannato per "evasione fiscale con 23 capi di accusa", allora significa che in altre parti del mondo i reati fiscali sono considerati gravi per i guasti che arrecano alla società civile.
Per questo mi domando come mai, invece di perdersi dietro a ridicoli balzelli su aranciate e chinotti, pur di tirare su qualche decina di migliaia di euro, Monti non abbia ancora pensato a fronteggiare gli evasori con leggi serie.
Ad esempio mi chiedo: perché lo Stato non concede, agli evasori, un periodo tassativo di 6 mesi, tanto per dire, entro il quale regolarizzare le loro posizioni fiscali, prevedendo severe pene detentive non solo per coloro che, scaduto il termine, fossero scoperti ancora in fallo, ma anche per i loro consulenti fiscali ?
Una normativa del genere permetterebbe di prendere i classici due piccioni con una fava.
Da un lato lo Stato otterrebbe un immediato e cospicuo gettito fiscale da parte di coloro che decidessero di legalizzare le loro posizioni, e dall'altro il solo rischio di finire in galera farebbe riflettere sia i potenziali evasori che i loro commercialisti.
Credo che sarebbe sicuramente più efficace che sprecare tempo e denaro pubblico per mandare in giro, in modo del tutto occasionale, schiere di finanzieri a caccia degli scontrini fiscali.
Certo, ottenere il voto di approvazione ad una normativa del genere da un Palamento disseminato di affaristi, corrotti e corruttori, non sarebbe facile, ma sicuramente il tentativo non nuocerebbe all'immagine di un Governo che, a parole, continua a proporsi come nemico dell'evasione.
Se, poi, il progetto legislativo andasse in porto, ai contribuenti fedeli potrebbero essere risparmiati i balzelli sulle bibite gasate, l'aumento dell'IVA, qualche accise sui carburanti e, magari, potrebbe essere accordata anche una riduzione delle tasse. 

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