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lunedì 24 febbraio 2014

All’ombra dell’inciucio è nato il Renzi 1°

Senz'altro è solo colpa mia se non sono in grado di cogliere e di apprezzare le camarille, gli arzigogoli, le astruserie, gli accomodamenti, gli inciuci, e via dicendo che sono il nutrimento quotidiano del fare politica.
Infatti, dopo aver trascorso decenni, a fare i conti, ogni giorno,  con fatturati, produzione, salvaguardia dei posti di lavoro, costi, banche, conti economici, spending review, piani pluriennali, concorrenza, sindacati, il mio cervello è ormai così schiavo del pragmatismo da rendermi impossibile sia accettare gli svolazzi assurdi, di cui sono maestri i politici, sia capire il loro politichese.
Perciò, dopo aver confessata la mia inidoneità mentale a comprendere i politici, devo però anche dire che, incontrando la gente, cioè le persone reali che vivono nel nostro Paese, ho la netta sensazione che i loro problemi, le loro preoccupazioni, le loro ansie, le loro sofferenze siano molto lontane da ciò che propone, dice e fa la classe politica.
Per questo, fedele alla mia dipendenza dalla concretezza, mi permetto di dire che mi sarei atteso da Matteo Renzi, nella formazione del nuovo governo, l’impegno per collocare, al vertice dei ministeri, alcuni personaggi della società civile che, avendo patito sulla loro pelle le sventure della crisi, avessero consapevolezza e piglio giusto per prendere di petto i problemi e cercare di risolverli.  
Invece no !
Anche questa volta nella spartizione delle poltrone ha prevalsa la logica di soddisfare gli appetiti di partiti, partitini, correnti, sottocorrenti e, perché no, anche lobbies.
Per non smentirsi, Renzi ha voluto esagerare, bilanciando la presenza delle cosiddette cooperative rosse, al ministero del lavoro, con l’inserimento, al ministero dello sviluppo economico, di una rappresentante confindustriale.   
Il pasticcio, però, è che, ricercando gli equilibri, Renzi è scivolato sulla classica buccia di banana con una decisione che sa di inciucio e di patti inconfessabili.
Il ministero dello sviluppo economico, infatti, è stato affidato a Federica Guidi, già presidente dei giovani imprenditori confindustriali e figlia di Guidalberto Guidi, già vice presidente di Confindustria.
Ora, anche se Federica Guidi si è subito dimessa da ogni incarico ricoperto presso le aziende di famiglia, è evidente che esista un conflitto di interessi, poiché Ducati Energia, l’impresa di famiglia, è  fornitrice di Enel, Ferrovie, Poste.
Non solo, ma aver affidate le politiche per far ripartire le produzioni e l’occupazione proprio a colei che ha, nel suo curriculum, la delocalizzazione delle sue produzioni in paesi esteri, appare molto più grave ed ingiustificabile di un semplice abbaglio.
Ma non è tutto, perché Federica Guidi e suo padre Guidalberto sono amici di Silvio Berlusconi del quale, anche pochi giorni prima, erano stati ospiti ad Arcore.
Potrebbe sembrare solo gossip se non che, tra le attribuzioni del ministro per lo sviluppo economico, rientra anche la delega alle Comunicazioni, televisioni comprese.
Perciò, poiché Berlusconi aveva preteso che Renzi gli desse precise garanzie sulla tutela di Mediaset, mi sembra che la risposta ricevuta sia andata ben oltre le sue più rosee aspettative.
Si vocifera, infatti, che Berlusconi abbia esultato per la nomina di Federica Guidi al punto da aver confidato ad alcuni fedelissimi “anche se Forza Italia è all’opposizione abbiamo un nostro ministro nel governo”.
Domanda maliziosa: la scelta di Federica Guidi è il frutto dell’inciucio combinato tra Berlusconi e Renzi quando si sono appartati per intrallazzare a quattrocchi, proprio nelle ore in cui era in gestazione la lista dei ministri ? 

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