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domenica 2 febbraio 2014

All’estero … non parlare con il taxista

Che sensazione sgradevole assistere alla frantumazione, uno dopo l’altro, dei punti di riferimento che, una volta, mi rendevano fiero della mia italianità.
Un orgoglio che, negli anni trascorsi all’estero, mi aveva indotto, scioccamente, a criticare ed irridere situazioni e comportamenti, che allora credevo non potessero accadere in Italia.
Giorno dopo giorno, però, negli ultimi venti anni le mie certezze dapprima hanno vacillato fino a capitombolare una dopo l’altra.
Oddio, non che allora il nostro fosse un Paese straordinario, tranquillo, e perfetto, ma almeno la maggior parte degli italiani vivevano con apparente serenità, godendo di un benessere maggiore di quanto potessi riscontrare in alcune altre popolazioni europee, l’Italia attirava i turisti e la nostra nazionale era campione del mondo. 
Certo, erano gli anni bui del terrorismo, ma lo Stato sembrava in grado di fronteggiarlo.
Nei confronti della criminalità organizzata, invece, lo Stato appariva meno efficace, ma oggi ne scopriamo il perché: stava cercando di scendere a patti con la mafia.
L’Italia era un Paese industriale, i suoi prodotti erano ambiti e riscuotevano successo sui mercati internazionali grazie all’ingegno ed alla creatività delle imprese italiane.
Il nostro Paese anelava ad affrancarsi dalle invasive ingerenze della Curia romana, e votava i referendum sul divorzio e sull’aborto.   
In quegli anni, all’estero quando salivo su un taxi, mi è capitato che a Madrid un taxista mi parlasse di suo figlio felice di vivere e lavorare a Milano, mentre a Parigi che un suo collega ricordasse con entusiasmo la cucina italiana, oppure che a Monaco un taxista ricordasse la fila fatta a Firenze per visitare gli Uffizi, o che a Lisbona un taxista mi decantasse la costiera amalfitana, e potrei proseguire.
Negli ultimi tempi, invece, salendo su un taxi non riesco a sfuggire alla curiosità dei taxisti stranieri su Ruby ed il bunga bunga, sui processi di Berlusconi, sulla corruzione dei politici, sui morti di Lampedusa, sui turpiloqui di Beppe Grillo, sul secessionismo della Lega, etc.
Non ho più la possibilità di dirottare il discorso sul calcio dal momento che le nostre squadre hanno perso lo smalto che avevano anni fa.
Perciò cerco di sottrarmi alle chiacchierate facendo intendere di non parlare né inglese, né francese, né spagnolo, per scongiurare che il taxista mi attacchi bottone … e sperando sempre che il taxista non sia figlio di italiani e non conosca la nostra lingua.

2 commenti:

Fran ha detto...

Certo adesso stiamo veramente toccando il fondo! Basta vedere le immagini in
Parlamento! Se questi sono i nostri governanti ?!?
Mai visto una italicaos di questo tipo !

Alex di Monterosso ha detto...

... saranno nuove domande e nuovi temi di conversazione con cui potranno intrattenersi con noi i taxisti di tutto il mondo !!!