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martedì 11 febbraio 2014

Ci mancava solo la bufera su Napolitano

Ci mancava solo che questo ultimo ciclone si abbattesse sulla scena politica per offrire nuovi alibi, al Governo Letta ed ai partiti, per non occuparsi dei veri problemi del Paese.
C’è voluto Alan Friedman, con il suo libro “Ammazziamo il Gattopardo”, a gettare nuova benzina sul rogo che sta riducendo in cenere anche i pochi tentativi, ancora esistenti, di combattere la catastrofe sociale.
Chiaramente, non sarò certo io a mettere in dubbio la autenticità delle anticipazioni pubblicate dal Corsera, né la obiettività della cronistoria politica scritta da Friedman.
Così come non ho la presunzione di esprimere un giudizio sull’operato del Capo dello Stato.
Desidererei semplicemente chiedere, a quanti in queste ore sono impegnati nel tiro a bersaglio contro Giorgio Napolitano, di fare uno sforzo per inquadrare gli episodi, di cui si discute, nello specifico momento politico, economico e sociale dell’Italia.
Dal 2008 era in atto una crisi globale che non aveva risparmiato neppure l’Italia.
Nel 2011, perciò da almeno tre anni, il nostro Paese era azzannato dagli effetti della crisi; effetti che stavano producendo danni devastanti al tessuto sociale ed economico.
La vicina Grecia, il più fragile dei paesi europei, nonostante gli aiuti ricevuti nel 2010, per diversi miliardi di dollari, da Cina e Qatar, era sull’orlo della bancarotta e si appellava all’Unione Europea ed al Fondo Monetario Internazionale per ottenere prestiti, sottoponendosi al ferreo controllo della troika.
In Italia, dal 7 maggio 2008 era insediato a Palazzo Chigi il IV Governo Berlusconi che sembrava non rendersi conto della gravità della crisi e delle preoccupanti conseguenze che la stessa stava producendo sulla vita degli italiani.
Peraltro, era sotto gli occhi di tutti che, dopo la Grecia, la speculazione internazionale aveva preso di mira il nostro Paese nella convinzione che, di lì a poco, anche l’Italia sarebbe giunta alla bancarotta.
Forse non la “casalinga di Voghera”, ma di certo i responsabili del nostro governo avrebbero dovuto rendersi conto che lo spread (indice che misura di fatto il rischio paese), era salito dai 28 punti, di fine 2007, ai 92 punti, di fine 2008, per proseguire la sua ascesa, senza soluzione di continuità, fino a sfiorare i 214 punti nel maggio 2011.
Per i ministri del governo Berlusconi, invece, sembravano non esserci segnali di cui preoccuparsi.
Come dimenticare, ad esempio, la spudoratezza con cui, il 4 novembre 2011 a Cannes, al termine del summit del G2o, in conferenza stampa Berlusconi affermava: “Mi sembra che in Italia non ci sia una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un paese benestante, i consumi non sono diminuiti, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto, i ristoranti sono pieni.” ?
Eppure, dal mese di luglio 2011 lo spread viaggiava già tra i 350 ed i 575 punti con conseguenze disastrose sui tassi pagati per la emissione dei nostri titoli di Stato.
Non solo, ma il 5 agosto 2011, al Governo Berlusconi era giunta una lettera “segreta”, con la quale la BCE puntualizzava i provvedimenti urgenti che avrebbero dovuto essere approvati, dal Parlamento, entro il mese di settembre, per poter ottenere il sostegno della BCE sul mercato dei titoli di Stato.
Provvedimenti amari, che Berlusconi non adottò ma lasciò in eredità al Governo Monti.
Ora mi domando: di fronte ad uno scenario così grave e drammatico per le sorti dell’Italia, e di fronte all’abulia del governo Berlusconi, il Capo dello Stato avrebbe dovuto restare a braccia conserte ed aspettare che in Italia si verificasse una catastrofe ?
Chi di noi, al posto di Giorgio Napolitano, non avrebbe cercato di esplorare ogni possibile via di uscita da una situazione che appariva irreversibile nella sua drammaticità ?
Che sarebbe stato dell’Italia se, di fronte alle dimissioni di Berlusconi, che fuggiva dalle sue responsabilità, il Presidente della Repubblica si fosse trovato impreparato e fosse stato costretto ad indire le elezioni ?
Infine, perché dimenticare anche che l’8 novembre 2011, nel voto alla Camera sul Rendiconto Generale dello Stato 2010, si ebbe la conferma che Berlusconi non aveva più la maggioranza ?

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