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sabato 8 settembre 2012

Ad Arcore si sfogliano le margherite


Nonostante le certezze di Daniela Santanchè, da Arcore non si sciolgono le riserve sulla "minacciata" candidatura 2013 di Berlusconi a premier.
Questa incertezza meraviglia e sconcerta i berluscones che, per decenni, hanno fiduciosamente riconosciute, a Berlusconi, doti di decisionismo, determinazione e fiducia in se stesso.
Il problema è che il signore di Arcore è un "sondaggi-dipendente" ed i segnali che gli giungono, anche in questi ultimi giorni, lo inquietano molto.
Ultimo in ordine di data il sondaggio sulle intenzioni di voto, condotto da IPR Marketing il 29 agosto, accredita il PdL di un 20% di consensi a fronte di un 26% assegnato al PD e di un 15% aggiudicato al M5S .
Anche se si tratta di dati da prendere con le molle, perché il 44% del campione si è dichiarato indeciso o astensionista, resta il fatto che 6 punti di distacco dal PD sarebbero già tanti se non si dovesse tener conto anche delle coalizioni ipotizzabili.
Infatti, mentre il PdL può intravedere solo un possibile, anche se non facile, ritorno di fiamma con la Lega (accreditata di un 5% dal sondaggio), il PD potrebbe scegliere, in base alle scelte umorali della giornata, di amoreggiare o con UDC (7%) o con SEL (6%) o con IdV (6%) (NDR: il buon senso escluderebbe l'ammucchiata indigeribile agli elettori !).
A rimandare e rendere incerta la candidatura a premier del signore di Arcore, però, non pesano solo le segnalazioni dei sondaggisti, compresi quelli della "maison", ma anche altre tre incognite che fanno vacillare le certezze.
Il primo rebus riguarda il soggetto al quale il PD assegnerà il ruolo di candidato premier, ammesso e non concesso che siano le primarie ad indicarlo.
Se ad essere candidato fosse un politico di lungo corso, ad esempio Bersani, la partita si giocherebbe a carte scoperte, se, invece, ad essere candidato fosse una mina vagante come Matteo Renzi allora le carte risulterebbero indecifrabili.
C'è poi l' ossessionante dubbio se mantenere o no in vita il PdL.
Dopo aver preso atto che, anche con la candidatura di Berlusconi, il PdL non si schioderebbe dal 20%, in molti berluscones frulla insistente l'ipotesi di affrontare le elezioni con un nuovo partito ed un nuovo simbolo.
Ma quale reazione potrebbero avere gli ex colonnelli di AN, da Gasparri a La Russa ?
Infine c'è il terzo enigma che ha un nome e cognome: Mario Monti.
Anche se il professore in più occasioni ha respinta l'ipotesi di restare a Palazzo Chigi anche dopo il 2013, il sondaggio IPR Marketing rivela che tra il 18 giugno ed il 29 agosto il livello di fiducia degli italiani in Mario Monti è salito dal 46% al 51% !
Come conquistarsi i favori di questo 51% di italiani che esprimono la loro fiducia in Mario Monti, un personaggio così esageratamente lontano dai modi di pensare e di fare del signore di Arcore ?
E come se non bastasse, in queste ultime ore, dal meeting di Cernobbio, si sono levati, forti e chiari, influenti auspici perché Monti non lasci Palazzo Chigi.
E' evidente, a questo punto, che le perplessità che tormentano Berlusconi non siano infondate perché, dopo aver indotti i soliti lacchè ad acclamarlo, ancora una volta, come l'unico in grado di condurre il PdL alla vittoria, il signore di Arcore è conscio che, in caso di sconfitta, non solo ne uscirebbe pesantemente screditato, ma per lui rappresenterebbe anche l'amara conferma di aver raggiunto il capolinea.
Ecco perché, dopo aver fatte cogliere, dai suoi giardinieri, tutte le margherite fiorite sui lussureggianti verdi prati di Arcore, Berlusconi si è isolato sotto un gazebo e da giorni, incessantemente, "spoglia" le margherite, petalo dopo petalo, chiedendo loro: "mi candido ?" o "non mi candido ?".

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