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giovedì 20 settembre 2012

Macerie della nostra democrazia


Il Paese è in ginocchio.
Decine di milioni di italiani penano ogni giorno per gli amari effetti di una crisi economica che sembra senza fine.
La disoccupazione è un tornado di fronte al quale c’è incapacità a porre argini.
Non passa giorno che non si abbia notizia di nuove aziende in crisi o della chiusura di imprese di ogni tipo e dimensione.
Eppure, di fronte ad una situazione che si fa di giorno in giorno più angosciante, invece di preoccuparsi del come alleviare le sofferenze degli italiani e di trovare soluzioni alle molte difficoltà che affliggono il Paese, la classe politica fa a gara per presentarsi all’opinione pubblica nel modo più ripugnante possibile.
I partiti, con le loro nomenclature, dimostrano di essere espressione di una concezione della politica marcia dalle radici.
Il politico, a qualsiasi partito-corrente-sottocorrente-combriccola appartenga, chiede il voto agli elettori, non per curare gli interessi e soddisfare i bisogni della collettività, ma per mettere le mani sulle centinaia di milioni di euro che il sistema dei partiti arraffa dalle casse dello Stati.
Belsito… Lusi… Fiorito… sono solo le prime losche figure emerse dal mare di marciume in cui sguazza la Casta con suo gran godimento.
Non bastano i lauti stipendi, i vitalizi, gli immorali privilegi, le auto blu, e via dicendo.
No ! La Casta non si accontenta mai, si impadronisce del denaro pubblico per organizzare festini in maschera, comprare lauree fasulle in Albania, concedersi vacanze da nababbi, assicurarsi ville da sogno, banchettare ad ostriche e champagne, etc. alla faccia degli elettori che sono costretti a tirare la cinghia ed a rinunziare anche al necessario.
Una classe politica inetta ed insaziabile, incapace perfino di varare un decreto anticorruzione o una legge elettorale dignitosa, che ha abdicato al ruolo per il quale è stata eletta, consegnando il timone del Paese nelle mani di un governo tecnico, all’ombra del quale continua a dedicarsi alle sue meschine convenienze.  
E questa voracità di potere politico, attraverso il quale arraffare denaro pubblico per arricchirsi, domina le ripugnanti manovre in atto per assicurarsi le poltrone migliori alle prossime elezioni 2013.
A cominciare da quel PdL, che uno sprovveduto, o distratto, Angelino Alfano aveva definito il “partito degli onesti” (e sono certo che in cuor suo non volesse fare dell’ironia).
Turbato dalla indecorosa campagna del tesseramento, con la miracolosa moltiplicazione degli iscritti, colpito dallo “scandalo sanità” della Regione Lombardia, tramortito, oggi, dalla disonestà dei suoi insigni rappresentanti alla Regione Lazio, nell’attesa che Berlusconi sciolga le riserve sulla sua candidatura, il PdL non si preoccupa di attivare una seppur faticosa azione moralizzatrice del partito, bensì pensa solo al come minimizzare e nascondere gli scandali, terrorizzato dall’idea che gli elettori se ne ricordino al momento di votare.
Sull’altra sponda anche il PD non è certo da meno e può sfoggiare i suoi scandali, disseminati qua e là, anche se la palma del più fragoroso spetta a quello che ha coinvolto Filippo Penati, gìa sindaco di Sesto San Giovanni, già presidente della Provincia di Milano, già vicepresidente del Consiglio regionale Lombardia, ma soprattutto braccio destro e fidatissimo di Pier Luigi Bersani.
In questi giorni il PD non deve preoccuparsi di tamponare le falle di nuovi scandali, tuttavia il sogno che Pier Luigi Bersani cova da tempo, cioè potersi accomodare a Palazzo Chigi, dovrà passare sotto le forche caudine delle primarie e superare i non pochi dissapori interni al partito.
Tra questi dissapori, quasi tutti originati dallo stato confusionale in cui da sempre vive politicamente Bersani, c’è anche l’ipotizzata alleanza con Vendola che continua ad assumere posizioni incompatibili, e non poco, con quella che dovrebbe essere la linea poitica del PD.
Non godono certo di migliore salute, dal punto di vista morale, né la Lega né l’IdV.
Di fronte allo scenario delle macerie della nostra democrazia, provocate da questa classe politica, perché sorprendersi se i sondaggi continuano a rilevare che oltre il 50% dell’elettorato è formato da astensionisti, dai non voto e da indecisi ?

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