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domenica 30 settembre 2012

Bersani e la fregola di Palazzo Chigi


Non passa giorno che lo stato di confusione mentale, con il quale convive ormai da tempo Pierluigi Bersani, non lo induca a fare dichiarazione o ad assumere atteggiamenti che, oltre ad originare perplessità, riescano ad ottenere solo sorrisi indulgenti.
La frenesia di occupare la poltrona di Palazzo Chigi ha fatto smarrire a Bersani il senso della misura ma, soprattutto, la percezione della realtà.
Senza sapere chi sarà il vincitore delle primarie indette dal PD, pur ignorando con quale legge elettorale gli italiani saranno chiamati alle urne, nonostante continui la indecisione sulla scelta del partito con il quale formare la coalizione elettorale, tuttavia Bersani persevera nel vagheggiarsi premier nel 2013.
Spalleggiato dai fossili del PD, con Massimo D’Alema e Rosy Bindi in prima fila, sta cercando di imbrogliare le regole delle primarie in modo da ostacolare il nuovo che cerca di farsi largo.
Già l’intenzione di ammettere alle primarie il voto degli immigrati, che ovviamente non voteranno alle elezioni politiche, dà un’idea di come Bersani cerchi di ingarbugliare le cose.
Così come la cocciuta insistenza di Bersani, per introdurre nella nuova legge elettorale i collegi uninominali, ed in parte anche le liste bloccate, è la riprova della sua precisa volontà di impedire il ricambio della classe politica.
Condizionato, però, dalla ottusità che gli annebbia le idee, Bersani non coglie il senso di alcune situazioni oggettive.
 
La prima : l’opinione pubblica è disgustata da questa vecchia, inetta e disonesta classe politica, a tal punto che oltre il 40% dell’elettorato dichiara di volersi astenere o di votare scheda bianca, mentre alle porte del Parlamento si accalcano i “grillini”.
La seconda : l’elettorato potenziale del PD, prima di votare, senza ombra di dubbio valuterà anche le alleanze. Per cui, l’elettore moderato difficilmente digerirebbe una coalizione con SEL o IdV, così come l’elettore di sinistra non digerirebbe un accordo con UDC. Quindi, i numeri che indicano, oggi, i sondaggi sono ingannevoli.
La terza : confortati dalla dichiarazione di Monti che, a New York, si è detto disponibile a “restare se serve al Paese”, molti dirigenti del PD vedrebbero con favore un secondo premierato di Monti, come hanno confermato ieri nella riunione al “Tempio di Adriano”.
La quarta : dopo il discredito che Berlusconi è stato capace di raccogliere, a livello internazionale, il nostro Paese avrebbe bisogno di ben altro che di un mediocre Bersani per riconquistare il ruolo che merita nel consesso europeo e mondiale.
La quinta : la profonda crisi, che stava per far naufragare il nostro Paese, non è ancora superata. Ogni indulgenza verso politiche populistiche rischierebbe di riportare l’Italia al 16 novembre 2011, con l’inevitabile conseguenza, questa volta, di dover mendicare aiuti così grevi da compromettere definitivamente la sovranità nazionale.

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