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venerdì 28 settembre 2012

Elezioni 2013… la paura fa 90 !


Non è certo da ieri che gran parte dell’opinione pubblica sia schifata dalle troppe evidenze di malaffare ed immoralità che marchiano la vita politica italiana.
Non è certo da ieri che i sondaggisti rilevano il crescente disgusto e la diffusa disaffezione dei cittadini per la politica.
Eppure, in tutti questi anni, dai partiti non è arrivato nessun segnale di rinsavimento, nessuna iniziativa finalizzata a combattere il putridume covato nelle loro file.
Anzi, i partiti, per anni, hanno tentato di minimizzare il malcostume ed il marcio che la magistratura continuava a scoprire ed accertare con le sue indagini.
Non sono bastati gli scempi commessi da Belsito e Lusi, con i loro ignominiosi maneggi di denaro pubblico, a far scattare nelle coscienze della classe politica il bisogno di intervenire per porre rimedio al malaffare.
Per alcuni politici, al contrario, la colpa era della magistratura che indagava e non dei farabutti scoperti a delinquere.       
La stessa legge anticorruzione, senza la quale l’Italia continuerebbe ad essere la pecora nera in Europa, da mesi e mesi giace sugli scaffali del Parlamento, coperta da polvere e ragnatele, per colpa degli squallidi giochetti di una parte politica.
Ecco, però, che improvvisamente, dopo anni di letargo, la politica sembra svegliarsi come posseduta dal sacro fuoco del ravvedimento.
I presidenti delle regioni propongono, al Governo, il taglio di 300 consiglieri e la drastica riduzione dei contributi di denaro pubblico ai gruppi consiliari. Perché solo ora ?
Il Parlamento spolvera il decreto anticorruzione e, finalmente, decide di accelerarne l’esame e l’approvazione.
Dopo anni di menefreghismo che cosa mai avrà fatta scattare, nelle teste dei politici, la voglia di moralizzazione ?
Possibile che per suonare la sveglia alle coscienze dei politici, sia stato sufficiente il deflagrare dell’ennesimo indecente caso, emerso dal consiglio regionale del Lazio, o l’aver vista Renata Polverini costretta alle dimissioni ?
Assolutamente no !
È stata, piuttosto, la presa di coscienza che, tra poco più di sei mesi, gli italiani si possano servire delle urne elettorali per fare piazza pulita di questa classe politica e mandarla a casa.
Una paura che corre lungo la schiena soprattutto di coloro che da decenni hanno piantate le radici in Parlamento per godere di un posto fisso molto ben retribuito e degli annessi e connessi benefici.
Perciò, al grido di “si salvi chi può”, questa incapace ed inconsistente classe politica sta tentando solo di buttare un po’ di fumo negli occhi degli elettori.
Gli sprovveduti sperano che gli italiani dimentichino decenni di malaffare e corruzione.
In realtà, però, nell’apparente rinsavimento c’è tanta malafede.
Lo dimostrano i tentativi fatti, anche in questi ultimi giorni, per inserire nel decreto anticorruzione norme ad uso e consumo di qualche gaglioffo che spera così di farla franca.
Mentre il PD cerca di infilare nel decreto anticorruzione il modo per evitare la sicura condanna all’ex presidente della provincia di Milano e fedelissimo di Bersani, Filippo Penati, il PdL fa le barricate per salvare Berlusconi dall’accusa di concussione, per il caso Ruby.
Per perseguire ancora una volta i suoi immondi fini, il PdL non usa neppure le buone maniere.   
Chi non ricorda l’avvertimento, dai toni tipicamente mafiosi, con il quale Fabrizio Cicchitto, in Parlamento nel corso dell’esame del decreto anticorruzione, si è rivolto ad un ministro della Repubblica Italiana, dicendo: “Ministro Severino, donna avvisata è mezza salvata !”.

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