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giovedì 11 ottobre 2012

Giochi di prestigio e “legge di stabilità”


Diversi anni fa, percorrendo l’autostrada A4 Milano Venezia, in un’area di servizio tra Bergamo e Brescia, si poteva incontrare la “gang delle tre carte”.
Attrezzato con un panchetto di fortuna, un lestofante, spalleggiato da due o tre compari, si piazzava nei pressi delle scale di accesso all’autogrill, e con il suo scilinguagnolo cercava di richiamare l’attenzione degli automobilisti di passaggio, invitandoli a puntare su una delle tre carte che lui, con destrezza, continuava a cambiare di posizione.
All’ingresso dell’area di servizio c’era un ragazzino che faceva da palo e dava l’allarme appena scorgeva i lampeggianti blu di una pattuglia di polizia stradale.
Il flashback di questa cricca mi è tornato alla mente leggendo la “legge di stabilità” approvata, la scorsa notte, dal Consiglio dei Ministri.
Al posto del panchetto pieghevole, ho immaginato il solenne tavolo rotondo della sala di consiglio ed, invece delle tre carte, molti prospetti pieni zeppi di cifre e di accurate analisi, disseminati qua e là.
Alcuni passaggi della “legge di stabilità”, in realtà, richiamano alla memoria la destrezza di quel briccone dell’autostrada.
Pensandoci bene, infatti, gli italiani sono stati illusi dalla prospettiva che, dal 2013, le tasse, cioè l’IRPEF, per le prime due fasce di reddito, si ridurranno di un punto percentuale.
Ma, la soddisfazione dura pochi istanti, perché, girando pagina si scopre che, dal giugno 2013, l’IVA aumenterà di un punto percentuale.
Accidenti che gioco di prestigio !
Facendo un calcolo a spanne la riduzione dell’IRPEF dovrebbe corrispondere a minori introiti di tasse, per lo Stato, di circa 5 miliardi di euro, ma in compenso le casse dello Stato incasseranno circa 7 miliardi di IVA in più sugli acquisti che gli italiani effettueranno.
In pratica si tratta di un abile giroconto gravato d’interessi da usura.
A Napoli commenterebbero con un conciso e simpatico “Professor Monti, accà nisciun è fess !”


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