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martedì 16 ottobre 2012

Veltroni … onda anomala sul PD


Era prevedibile !
La dichiarazione di Veltroni, di non candidarsi alle elezioni del 2013, si è abbattuta come un’onda anomala sul PD, costringendo molti notabili del partito a scuotersi dal torpore e, forse, a riprogettarsi un nuovo futuro.
Infatti, rassicurati dalle previsioni elaborate dai sondaggisti, che continuano ad ipotizzare la probabile vittoria del centrosinistra, molti di coloro, che da decenni hanno eletto il Parlamento come fissa dimora, già confidavano di poter arricchire il loro curriculum di un quarto, quinto o sesto mandato parlamentare.
Ma è arrivata, improvvisa, l’onda anomala che ha messe a soqquadro le loro illusioni.
Un marinaio, quando è frullato, insieme alla sua barca, dall’impatto con un’onda anomala, mantiene i nervi saldi e si preoccupa di verificare i danni subiti per accertare se esistano ancora le condizioni di navigabilità.
Per questo, Massimo D’Alema, che vanta una qualche esperienza di mare, ha subito compreso come fare per appurare il suo presupposto di navigabilità, ed ha dichiarato con astuzia: “… potrò candidarmi se il partito mi chiede di farlo”.
Già, ma a chi alludeva indicando l’astratto partito ?
Evidentemente al tremebondo segretario del PD, Pierluigi Bersani che, però, messo alle strette ha dichiarato, con imbarazzo: “io non chiedo a nessuno di candidarsi”.
Ascoltando queste parole, mentre D’Alema avrà intuito di essere stato scaricato anche da Bersani, un gongolante Matteo Renzi avrà pensato, tra sé e sé, “e vai … siamo a fuori due”.
Se poi, come si vocifera, Pierluigi Castagnetti, Ugo Sposetti, Paolo Giarretta e Tiziano Treu dovessero confermare la loro intenzione di non ricandidarsi, per rispettare il limite dei tre mandati, contemplato dallo statuto del PD, per il sindaco di Firenze si tratterebbe già di un primo successo.
La bizzarria è che questa onda anomala, scatenata da Veltroni, ha finito per portare acqua al mulino del “rottamatore” che si è trovato a beneficiare dell’aiuto da parte di uno dei suoi possibili rottamandi.
Ora, però, supponendo che il preconizzato esodo si realizzi effettivamente, sorge un primo dubbio: il PD ha in panchina giovani rimpiazzi, capaci e politicamente equipaggiati, pronti per essere gettati nell’agone ?
Tuttavia, a generare maggiore inquietudine è il secondo dubbio: non sarà che, nel caso le elezioni siano vinte dal centrosinistra, nella compagine governativa ci ritroveremmo ancora, come ministri, i “non più candidati” ?

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