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lunedì 29 ottobre 2012

Rintocchi di campane a morto per i partiti …


Il dato più eloquente che ci propongono le urne siciliane è che più di 1 elettore su 2 ha scelto l’astensionismo !
Il 52,58% degli elettori siciliani, infatti, ha disertate le urne !
Questo non è un semplice campanello d’allarme, ma sono veri e propri rintocchi di campane a morto per i partiti, ai quali giunge il segnale inequivocabile di non essere più accettati e tollerati dagli elettori.
E qui non c’è da questionare se la disfatta penalizzi più la destra o la sinistra.
Il fallimento coinvolge tutti i partiti, ed il loro insopportabile modo di vivere la politica solo come occupazione del potere ed arricchimento personale.
Se il voto siciliano doveva essere un test utile, in vista delle elezioni politiche, ebbene si è avuta conferma di quello che i sondaggi evidenziano oramai da mesi: gli italiani sono schifati dei partiti e della politica.
A rendere ancora più forte e chiaro il segnale del disgusto per la maleodorante politica, quel 47% di elettori siciliani, che si sono recati a votare, hanno attribuito un innegabile sostanzioso successo al movimento di Grillo, i cui rappresentanti entreranno nel Palazzo dei Normanni dal portone principale e con la fanfara.
Non bisogna essere degli scienziati per determinare che, se al 53% di astensionismo si sommassero anche i voti ricevuti dai “grillini”, autentici vessilliferi dell’antipolitica, salirebbe a 2 siciliani su 3 il numero di coloro che hanno manifestato il loro disgusto per i partiti.
Così come non bisogna essere dei chiaroveggenti per prevedere quali saranno le arzigogolate spiegazioni con le quali, le ottuse segreterie dei partiti, riusciranno a commentare i risultati di queste elezioni, pur di non ammettere la loro spaventosa disfatta.
E’ certo che chiunque governerà, da domani, la Sicilia, lo farà grazie ad uno striminzito mandato, ricevuto da non più del 12/13% dei siciliani.
Se la Sicilia, perciò, è il laboratorio politico dal quale trarre possibili indicazioni sulle elezioni politiche del 2013, non ci resta altro da fare che incominciare, fin da ora, a recitare il “de profundis” per la democrazia italiana.

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