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martedì 24 aprile 2012

Cosa ci suggerisce la Francia ?


I risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi rivelano lo stato d’animo di un popolo che, pur diverso da quello italiano per molti aspetti sia culturali che sociali, sta vivendo anch’esso una crisi economica destabilizzante sia a livello individuale che politico.
Per l'individuo la destabilizzazione ha significato perdere la certezza del presente e la speranza nel futuro, per i partiti politici ha voluto dire affrontare l’emorragia del feeling con l’elettorato tradizionale.
Il mai sopito sciovinismo francese ha ripreso vigore dando vita a sentimenti di antieuropeismo.
Il disagio economico, e l’indigenza che ha prodotta, hanno alimentati gli opposti estremismi.
L’insofferenza per le politiche di rigore ha penalizzato Sarkozy (peraltro già non simpatico a larga parte dell’opinione pubblica francese).
La contrapposizione alle politiche imposte all’Europa da Angela Merkel ha premiato Hollande (al quale, però, l’opinione pubblica non riconosce doti innate di leader).
I risultati di questo primo turno configurano, per la Francia, una nuova geografia politica dalla quale, di fatto, scompaiono le concezioni centriste per lasciare spazio al contrasto tra due schieramenti più viscerali che ideologici.
Infatti, Nicolas Sarkozy non ha nulla da spartire con Marine Le Pen, e François Hollande è distante dalle posizioni di Jean-Luc Mélénchon.
Cosa possono suggerire i risultati francesi in vista delle elezioni amministrative che si svolgeranno in Italia il 6 maggio ?
Forse molto poco dal momento che le presidenziali francesi avevano una valenza nazionale, mentre le amministrative del 6 maggio dovrebbero rispondere  maggiormente a problemi ed a soluzioni locali.
Comunque, è molto probabile che l’insofferenza e la rabbia degli elettori italiani, fomentate anche dal crescente sentimento antipartitico, si manifesteranno con il “non voto” piuttosto che con il consenso alle esasperate sollecitazioni populistiche dei tribuni di rottura.
Così come, probabilmente, nonostante le strumentali prese di distanza degli ultimi giorni, i partiti che hanno sostenuti i provvedimenti rigoristi del Governo Monti, dovranno lasciare qualcosa sul campo.
Molto dipenderà dall’affluenza alle urne, perché se si avvererà quello che ancora oggi indicano i sondaggisti, con un “non voto” tra il 40% ed il 50% i risultati delle amministrative avrebbero scarsa significatività a livello politico.

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