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martedì 10 aprile 2012

La politica italiana e le inammissibili assurdità


Immaginiamo che, domani, nel carcere milanese di San Vittore, oppure in quello romano di Rebibbia, i detenuti eleggano una loro assemblea di rappresentanti alla quale Paola Severino, Ministro di Grazia e Giustizia, conferisca l'incarico di redigere il nuovo Codice Penale.
La considereremmo, a ragione, una inammissibile assurdità perché sicuramente ne verrebbero fuori norme pensate per favorire le attività criminali ed i loro autori.
Se questo esempio ci sembra inconcepibile allora immaginiamone un altro.
Immaginiamo che Sergio Marchionne, Amministratore Delegato FIAT, dia mandato, all'assemblea dei lavoratori dello stabilimento di Mirafiori, di decidere  l'accordo di lavoro fissando orari, turni, pause e soprattutto i livelli salariali per i dipendenti di ogni reparto.
Considereremmo anche questa ipotesi una inammissibile assurdità.
Eppure ci sono inammissibili assurdità che trovano concreta attuazione nel nostro bel Paese.
I parlamentari italiani hanno il diritto di determinare, per se stessi e per il personale non politico delle camere, stipendi, rimborsi spese, benefits, e quant'altro.
E' una situazione inammissibile ed assurda perché, poi, a farsi carico dei costi che i parlamentari, senza nessun controllo, decidono nel loro diretto ed esclusivo interesse, è lo Stato italiano, vale a dire tutti i contribuenti.
Nel dicembre scorso, quando il Governo Monti ha imposti agli italiani sacrifici lacrime e sangue, i parlamentari sono stati sollecitati, da più parti, a dare un segno di probità partecipando ai sacrifici di tutti.
Ebbene, i furbastri, di Montecitorio e di Palazzo Madama, prendendo in giro gli italiani non si sono ridotti stipendi, rimborsi e benefits, ma semplicemente hanno rinunciato ad aumenti che sarebbero scattati in futuro.
Figuriamoci come sarebbe stato bello se ogni italiano avesse potuto decidere liberamente come ed in che misura partecipare ai sacrifici imposti dal Governo Monti !
Ma veniamo ad oggi.
A seguito delle evidenze indecenti di come sia usato il denaro pubblico che lo Stato elargisce a rimborso delle spese elettorali, l'opinione pubblica ha manifestati segni di insofferenza ed il Governo ha pensato di metterci mano immediatamente.
Ma, anche in materia di rimborsi i partiti, raggirando  il referendum popolare 1993 contro il finanziamento pubblico, si sono arrogati il potere di decidere quanto spartirsi, per cui il Governo non potrà intervenire.
Così, i tre furbacchioni, Alfano, Bersani e Casini, si sono affrettati ad annunciare che entro 48 ore presenteranno la proposta di una norma condivisa.
Peccato, però, che nelle loro intenzioni ci sia solo il proposito di affidare alla Corte dei Conti il controllo sui bilanci dei partiti e non la riduzione del quantum, adeguandolo cioè al vero rimborso delle spese elettorali effettivamente sostenute.
Questa inammissibile assurdità è realtà per il nostro Paese.     

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