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giovedì 5 aprile 2012

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”


Dopo che la Consulta ha dichiarato inammissibile il referendum con il quale oltre 1.200.000 italiani sollecitavano la riforma della legge elettorale, “il porcellum”, i partiti hanno tirato un sospiro di sollievo.
Quello che avrebbe rotte le uova nel paniere dei partiti, infatti, sarebbe stato il ripristino del voto di preferenza che avrebbe consentito ad ogni cittadino di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.
Il voto di preferenza, di fatto avrebbe sottratto, ai “capi bastone” dei partiti, il potere sovrano di assicurare il posto in parlamento a parenti, amici ed amici degli amici, per dar vita alla corte di fedeli scudieri.
Così, anche nel recente summit tra Alfano, Bersani e Casini per concordare una possibile nuova legge elettorale, i tre si sono trovati d’accordo esclusivamente su un punto: no al ritorno alle preferenze ma collegi elettorali i cui candidati saranno designati, comunque, dai “capi bastone”.
In altre parole, A + B + C riconfermano la loro volontà di cambiare a condizione di “lasciare le cose come sono”.
La stessa volontà di “lasciare le cose come sono” che i partiti mostrano anche sul tema scottante dei cosiddetti “rimborsi elettorali”, ciò nonostante le schifezze venute alla luce, prima nella ex “La Margherita”, ed in questi giorni nella Lega Nord.
Invece, cioè, di riconoscere che, negli ultimi dieci anni, ha truffato allo Stato 2 miliardi e 700 milioni di euro di rimborsi, a fronte di soli 700 milioni effettivamente spesi, questa manica di manigoldi non ha nessuna intenzione di promulgare una legge che circoscriva i rimborsi ai soli costi effettivamente sostenuti e documentati, come sarebbe logico e corretto.
Assolutamente no ! La Casta vorrebbe semplicemente proporre maggiore trasparenza dei bilanci dei partiti, confermando, così, la perversa intenzione di continuare a fare la cresta sui rimborsi elettorali.
Una cresta copiosa che negli ultimi 10 anni si è concretizzata nel depredare dalle casse dello Stato, e quindi dalle tasche di tutti i cittadini, ben 2 miliardi di euro per dilapidarli in cose che nulla hanno a che fare con l’attività politica, come, ad esempio, vacanze esotiche, auto di lusso, investimenti in Canada e Tanzania, ristrutturazione di case private, etc.
Così come recita Tancredi nel Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

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