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giovedì 26 aprile 2012

Servirsi del 25 aprile


Sfogliando i quotidiani di oggi ho marcate alcune notizie con il pennarello rosso perché, per un verso o per l’altro, evidenziano come si possa approfittare per fini diversi di una celebrazione, quella del 25 aprile, che dovrebbe essere dedicata ai valori della libertà e della riappacificazione.
  1. Ad esempio : da Pesaro il Capo dello Stato ha rivolta una paternale ai sentimenti di insofferenza verso i partiti che crescono, giorno dopo giorno, nel Paese, affermando che “nulla può sostituire i partiti”. Poiché il problema non è quello di sostituirli ma di moralizzarne i comportamenti, sarebbe stato ragionevole attendersi che, dalla stessa tribuna, il Presidente della Repubblica avesse richiamati duramente i partiti, invece di invitarli bonariamente perché “facciano la propria parte, si rinnovino per non dare fiato alla cieca sfiducia”. Ma come si può chiedere ai partiti semplicemente di rinnovarsi quando, ogni giorno, il popolo italiano deve ingoiare fatti gravi come lo sperpero del denaro pubblico, la corruzione, la collusione con la delinquenza organizzata, l’arrogante difesa di privilegi inconcepibili, etc. ?
  2. Ad esempio: sulle prime pagine di tutti i giornali, si dà ampio risalto alla classifica, pubblicata dalla OCSE, dei salari medi netti 2011, di un lavoratore  senza figli a carico, nei 34 paesi membri dell’organizzazione. Prendere atto che l’Italia sia scivolata al 23mo posto ha offerto lo spunto per ogni tipo di strumentalizzazione a seconda delle “propensioni partitiche” della linea editoriale. Limitarsi a comparare i salari netti medi, percepiti da un lavoratore senza figli a carico, in paesi con caratteristiche economiche e sociali molto diverse, senza tener conto, per ogni paese, del costo della vita, del welfare, degli indicatori di produttività, dei livelli di assenteismo sui posti di lavoro, etc., è un modo strumentale per analizzare il problema e pervenire a conclusioni affrettate e bugiarde.
  3. Ad esempio : nel giorno dedicato alla celebrazione dei valori della Resistenza, Susanna Camusso avrebbe potuto avere il buon gusto di lasciare nel frigorifero di casa il minestrone stracotto dei suoi pensieri, gli stessi che va ripetendo noiosamente da mesi. La giornata del 25 aprile non è la festa del sindacato ma della Liberazione dal nazifascismo, per cui le rivendicazioni sindacali della Camusso c’entravano come i cavoli a merenda ! 

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