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giovedì 5 gennaio 2012


Chi gufa contro il Governo Monti ?
Da circa 2 mesi i lacchè berlusconiani, con in testa il loro padrone, provano ad aggrapparsi allo spread btp-bund per sostenere che il suo valore, non essendo diminuito di molto con il Governo Monti sarebbe la prova, a loro dire, che la colpa non era del Governo Berlusconi.
I meschini o sono in malafede oppure ignorano che, per i mercati finanziari lo spread costituisce il termometro per misurare nel tempo lo stato di salute dell'economia di uno Stato.
Ora, se lo spread era di 291 punti al 15 luglio 2011 e si è inerpicato fino a 575 punti al 10 novembre, cioè il giorno prima delle dimissioni di Berlusconi, vorrà dire che, agli occhi attenti dei mercati, le scelte del Governo Berlusconi stavano provocando il coma profondo dell'economia italiana.
Pretendere, ora, che Monti, condizionato dai molti paletti posti da quel mal assortito calderone che forma l'attuale maggioranza, ed in sole 4 o 5 settimane potesse far resuscitare la moribonda economia italiana, ereditata dal Governo Berlusconi, era inimmaginabile per qualsiasi individuo dotato della pur minima capacità di intendere.
Sostenere, perciò, che la mancata riduzione di 100 o 200 punti dello spread, in 15 giorni, stia a dimostrare il fallimento del Governo Monti (che solo il 22 dicembre 2011 ha ottenuto dal Senato il via libera definitivo al "Decreto salva Italia") è segno manifesto di disonestà intellettuale e di scarsa intelligenza.
Sta di fatto, invece, che in queste poche settimane almeno lo stato di coma è lievemente regredito, lo spread non ha più raggiunti i livelli del 12 novembre e l'Italia è ritornata finalmente a far udire una voce più credibile nel consesso europeo.

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