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mercoledì 21 marzo 2012

Camusso contro tutti


Avrebbe dovuto essere il giorno per brindare all’accordo sulla riforma del mercato del lavoro, ed invece tutto è rinviato di altre 48 ore, come se ciò che non è stato condiviso ieri lo possa essere domani.
Ancora una volta CGIL ha scelto di fare le barricate per l’ostinata difesa dell’art.18, dissociandosi nuovamente dalle scelte delle altre organizzazioni sindacali, CISL ed UIL in primo piano.
Eppure è trascorso solo poco più di un anno da quando, prima a Pomigliano e poi a Mirafiori, i lavoratori FIAT votando “si” ai referendum indetti dall’azienda avevano mandato un messaggio forte e chiaro a FIOM, e quindi a CGIL.
In entrambi gli stabilimenti, al contrario di CISL ed UIL, FIOM si era schierata per il “no” e ne era uscita sconfitta.
Possibile che Camusso e Landini non vogliano prendere atto che  dai tempi dello Statuto dei Lavoratori sono passati oltre 40 anni, che la stessa struttura del mondo del lavoro si è modificata, ma che soprattutto sono cambiati i lavoratori, il loro modo di pensare, le loro esigenze ?
Cosa c’è di così inaccettabile nelle modifiche all’art. 18 proposte dalla riforma del Ministro Fornero ?
I licenziamenti per motivi discriminatori erano e restano nulli, non solo, ma mentre prima questa norma era valida solo per le aziende con più di 15 dipendenti, ora sarebbe efficace per tutti i lavoratori. È una scelta di assoluta equità e giustizia !
Per i licenziamenti riconducibili a “motivi economici”, imposti cioè da crisi aziendali o da processi di ristrutturazioni organizzative e produttive, la riforma prevede un “indennizzo economico” e non più il “reintegro”.
Ma che significato avrebbe il reintegro del lavoratore in un’azienda già in crisi, se non quello di acuire la crisi aziendale e, quindi, di rinviare nel tempo il licenziamento, probabilmente mettendo a rischio anche il posto di altri lavoratori ?
Per CGIL, però, inaccettabilli sono i “licenziamenti disciplinari”, cioè quelli che l’azienda potrebbe effettuare nei casi in cui il lavoratore trasgredisse ai doveri regolati dai contratti di lavoro o da regolamenti e procedure aziendali.
In questi casi la riforma contemplerebbe, comunque, che sia il giudice a decidere tra “indennizzo” e “reintegro”, disponendo quest’ultimo nei casi in cui i motivi del licenziamento risultassero infondati od irrilevanti.
Solo in Italia ed in Grecia esiste la tutela dei lavoratori improduttivi, negligenti, irrispettosi di doveri e regole.
Ed è assolutamente insignificante la considerazione che alcuni commentatori stanno facendo, in queste ore, affermando che, di fatto, le cause di lavoro provocate dall’art. 18 sarebbero solo poche centinaia.
In realtà questi commentatori ignorano quante siano, invece, le trasgressioni “disciplinari” intollerabili che le aziende hanno evitato di affrontare e definire, negli anni, proprio perché esisteva l’art. 18 !            

1 commento:

Anonimo ha detto...

sono a favore dell'articolo 18.......ma una considerazione la devo fare :sino ad ora la manovra ha toccato solo i pensionati e gli operai......per giudicare questo governo aspetto la riforma della giustizia......se salveranno il nano con me hanno chiuso......