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giovedì 1 marzo 2012

Quando la violenza diventa consapevole vigliaccata


Non vedo come si possa abusare della parola "eroismo" per qualcuno che, per tronfia esibizione, si arrampichi su un traliccio dell’alta tensione al solo scopo di farsi vedere dagli amici di contrada mentre chiacchiera per telefono, da lassù, con un'emittente privata.
Così come non credo che sia prova di coraggio provocare ed insultare a brutto muso un carabiniere nell’esercizio delle sue funzioni, sapendo bene che non potrà reagire. Credo, anzi, che proprio l’imperturbabilità di quel carabiniere, che ha dimostrato selfcontrol e sangue freddo, abbia fatto fare la figura del pirla al suo provocatore.
Sono due delle centinaia di situazioni deplorevoli e di sfida che oramai da tempo avvelenano le manifestazioni di parte degli abitanti della Val di Susa contro la TAV.
È doveroso ricordare, infatti, come non tutti gli abitanti e gli amministratori della Val di Susa siano contrari alla TAV.
La protesta del cosiddetto “popolo No TAV”, ha avuto inizio con la prima manifestazione del 2 marzo 1996 a Sant’Ambrogio di Torino.
Nei primi tempi, alle manifestazioni partecipavano solo pacifici cittadini che si proponevano di esporre ed argomentare le ragioni per le quali erano contrari alla costruzione della direttrice Torino – Lione.
Numerosi incontri, susseguitesi negli anni, tra promotori del movimento “No TAV” ed amministratori locali, da una parte, e rappresentanti regionali e tecnici, dall’altra, non hanno interrotte, comunque, manifestazioni civili e pacifiche.
E' doveroso ricordare, anche, che proprio grazie a questi incontri sono state introdotte alcune significative modifiche al progetto originario.
Purtroppo, come spesso accade, c’è sempre qualcuno che, fregandosene dei cittadini e delle loro ragioni, mosso da ottuso protagonismo o da meschino tornaconto o più semplicemente dal solo piacere di fare casino, decida di cavalcare  la protesta, anche la più giusta e tranquilla, vigliaccamente consapevole che con il suo intervento nuocerà sia al sacrosanto diritto di manifestare, sia alle ragioni stesse della protesta.
Così è successo anche in Val di Susa, dove sono arrivati, uno dopo l’altro, Beppe Grillo, centri sociali, anarchici, autonomi, arrabbiati di ogni specie e, non potevano mancare i politici, verdi, comunisti italiani, rifondaroli comunisti.
Dopo l’infiltrazione sempre più numerosa di questi professionisti della sobillazione e della violenza, il movimento “No TAV”, è sfuggito a poco a poco di mano agli abitanti della Val di Susa, ed ha ceduto il campo a manifestazioni di vera e propria guerriglia contro le forze dell’ordine a presidio dei cantieri.
Delle autentiche ragioni, per le quali una parte degli abitanti della Val di Susa sarebbe contraria alla TAV, di fatto non se ne è più parlato; si è arrivati al muro contro muro ed a scontri violenti che hanno stroncata ogni possibilità di dialogo e di confronto.
Il ruolo della politica per evitare che si arrivasse a questo punto è stato praticamente nullo.
Se i governanti che si sono susseguiti avessero messa da parte l’arroganza del “tanto noi andiamo avanti comunque”, e si fossero resi disponibili, fin dai primi giorni, al confronto con quella parte di abitanti della Val di Susa contrari alla TAV, le tensioni si sarebbero potute gestire meglio e con soddisfazione di tutti.
Oggi, però, che, per la presenza di troppi agitatori, l’opzione scelta da una parte è unicamente quella dello scontro violento, è diventato impossibile, di fatto, recuperare ancora spazi per discussioni serene; d’altra parte, è inevitabile che decisioni prese nell’interesse di tutto il Paese debbano essere portate avanti senza se e senza ma.     

1 commento:

Anonimo ha detto...

sei stato chiaro.......