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mercoledì 20 marzo 2013

Il progressismo e Papa Francesco


Nella omelia pronunciata da Papa Francesco in occasione della cerimonia d’intronizzazione sul soglio pontificio, ricorrono alcune espressioni che indicano, secondo me, l’impronta che il Pontefice intende dare al suo pontificato.
Mi riferisco, in particolare, ai concetti di “misericordia”, “tenerezza”, “il potere è servire i deboli”, “custodire il creato”.
Messaggi indirizzati non solo al popolo dei fedeli che gremiva Piazza San Pietro ma prima di tutto, credo, ai tanti capi di stato e di governo presenti alla cerimonia.
D’altra parte, è apparso evidente, fin dai primi momenti del suo pontificato, che Papa Francesco abbia la consapevole volontà di rinnovare lo spirito ed il modo di porsi, della Chiesa Cattolica, nei confronti del sociale e dei più umili e poveri.
Peraltro, ai temi sociali hanno rivolta sempre molta attenzione i padri gesuiti, ordine al quale appartiene Jorge Mario Bergoglio che, anche da Papa, ha voluto conservare il suo stemma cardinalizio nel quale campeggia, appunto, il sole raggiante e fiammeggiante, sovrapposto dalle lettere IHS, simbolo dei gesuiti.   
Chi ha avuto modo di conoscere Jorge Mario Bergoglio negli anni del suo episcopato a Buenos Aires riconosce assoluta linearità tra il suo operato in Argentina e questi primi gesti da Pontefice.
Pur non essendo né un vaticanista né uno studioso delle vite dei Pontefici, credo però di riconoscere in Papa Francesco anche lo stesso desiderio di revisionismo che ha animati i 33 giorni del pontificato di Giovanni Paolo I, anche noto come Papa Luciani.
Sicuramente si tratta di due personalità molto diverse, anche caratterialmente, accomunate però dall’amabilità del loro sorriso.
Eletti entrambi a dispetto di ogni previsione, come Papa Luciani anche Papa Francesco si trova a dover fare i conti con un ambiente curiale non certo bendisposto nei confronti della sua volontà di cambiamento e di moralizzazione.
Papa Luciani, infatti, si batteva per il ritorno della Chiesa alla povertà evangelica, era contrario ad uno I.O.R. attivo nei mercati finanziari internazionali, aveva manifestata l’intenzione di devolvere ai poveri gran parte degli introiti curiali e di utilizzare le ricchezze vaticane per realizzare opere a favore dei più bisognosi.
Il suo progetto di trasformare lo I.O.R. in una banca etica andava a sbattere contro l’egemonia dell’arcivescovo americano Paul Marcinkus, potente ed incontrastato gestore delle finanze vaticane.
Ma anche altri propositi di cambiamento di Giovanni Paoli I non erano graditi alle gerarchie della Curia romana, dalla sua intenzione di nominare cardinali alcuni vescovi africani, asiatici e del sud america, all’apertura alle donne della realtà ecclesiale, fino a nutrire l’idea di una “maternità responsabile”.
Nonostante siano trascorsi 35 anni dalla morte di Papa Luciani, i suoi propositi, di moralizzazione e cambiamento, sono rimasti lettera morta sia per l’atavico immobilismo della Chiesa Cattolica sia, soprattutto, per la caparbia difesa del potere acquisito e consolidatosi, attraverso decenni, dai membri della Curia romana.
Spetterà, quindi, a Papa Francesco riprenderne il filo del rinnovamento e cercare di cambiare la Chiesa con la stessa attenzione per i poveri che già aveva Papa Luciani.
Dopo aver tentato di trovare una consonanza tra questi due Pontefici progressisti, mi auguro sinceramente, però, che Padre Amorth, il più famoso esorcista, si sbagli quando, parlando di Papa Francesco, dice: “temo che faccia la fine di Papa Luciani”.

Per questo è categorico che concluda queste righe augurando lunga vita a Papa Francesco !

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