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martedì 12 marzo 2013

Scusa … vuoi diventare deputato ?


Se non interverrà un improbabile ripensamento dell’ultima ora, le formazioni politiche che porteranno in Parlamento almeno un parlamentare, dopo le elezioni del 24 e 25 febbraio, si spartiranno una torta di denaro pubblico che vale circa 160 milioni di euro, a titolo di “rimborsi elettorali”.
Si va dai 45,8 milioni di euro che arrafferà il PD, ai 422 mila euro che incasserà il Centro Democratico.
Ma la ruberia di denaro pubblico non finisce qui !
Infatti, nel 2012 i gruppi parlamentari, costituiti alla Camera ed al Senato, hanno ottenuti rispettivamente ulteriori 35 e 38,5 milioni di euro, senza avere alcun obbligo di rendicontazione.
Si tratta, cioè, di altri 73,5 milioni di euro di pubblico denaro, che i partiti si spartiscono come contributi “per il funzionamento dei gruppi”, per il “personale dipendente dai gruppi” e per il “personale di segreteria dei gruppi”.
Ritorniamo, però, ai cosiddetti “rimborsi elettorali” che sono il pomo della discordia tra il M5S che, con generosità, proclama di rinunziarvi sapendo di non averne diritto, ed i partiti tradizionali.
È risaputo che, sotto la farisaica etichetta di “rimborsi elettorali”, i partiti hanno fatto rientrare dalla finestra quel “finanziamento pubblico” che con il referendum popolare del 1993 era stato cacciato fuori dalla porta.
È farisaico perché, in italiano, la parola rimborso ha un significato chiaro: restituzione di denaro, che è stato speso a fronte di una documentazione che ne attesti l’importo.
Il che non è mai avvenuto per i rimborsi elettorali !
È farisaico perché, fino all’entrata in vigore del “porcellum”, erano i candidati, di tasca loro, a provvedere alle spese per le loro campagne elettorali, consci di non avere alcun titolo, neppure se eletti, per ottenerne il rimborso.
Da sempre, infatti, sono i partiti che incassano, trattengono e gestiscono i soldi dei “rimborsi elettorali”.
Con l’entrata in vigore del “porcellum”, invece, a causa delle liste bloccate, nelle quali l’ordine dei candidati è stabilito dalle segreterie dei partiti, nessun candidato ha più interesse ad investire il proprio denaro in campagne elettorali perché, mancando il voto di preferenza, ad essere eletti sono coloro che sono stati collocati nelle prime posizioni della liste bloccate.
Ingenuamente, a questo punto chiunque potrebbe pensare: allora se i costi della campagna elettorale, con il porcellum, li sostiene solo il partito è giusto che sia il partito a riceverne il rimborso.
Invece, è proprio con il porcellum che il fariseismo dei partiti è riuscito a toccare il culmine !   
In occasione delle ultime elezioni politiche, ad esempio, il PD ha fatto sottoscrivere, a tutti i candidati, l’impegno a versare un “contributo alla campagna elettorale” di 50 mila euro, per i parlamentari uscenti, e di 30 mila euro, per i nuovi candidati.
Gli importi dovranno essere saldati entro la fine della legislatura, bontà loro anche a rate, oltre naturalmente ad una quota mensile dei compensi percepiti come parlamentari.
Nel PdL, invece, il contributo richiesto è stato di 25 mila euro ma da versarsi interamente e contestualmente alla presentazione della candidatura, però solo da coloro i cui nomi fossero posti, nelle liste bloccate, in posizioni facilmente eleggibili.
Dal PdL, per contro, non viene richiesto di versare alle casse del partito nessuna quota mensile dei compensi parlamentari.
La Lega, invece, non ha richiesto nessun contributo alla campagna elettorale, ma esige da sempre il versamento mensile al partito di una parte dei compensi parlamentari.
Non hanno richiesto alcun contributo alla campagna elettorale anche “Lista Civica per Monti” e M5S, che hanno lasciati liberi i candidati di investire secondo le loro possibilità.
Conclusione, i “rimborsi elettorali” sono un’ipocrisia bella e buona, perché non hanno nulla a che vedere con i costi delle campagne elettorali, mentre per candidarsi, nel PD e nel PdL, è sufficiente mettere mano al portafogli !

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