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giovedì 7 marzo 2013

Perversioni della cattiva politica


Non ho votato per il M5S, anche perché virulenza e villania sono molto distanti dal mio modo di concepire il confronto ed il dissenso, però ne condivido il rifiuto per la politica incapace, affaristica e arraffona che il sistema partitico ci propina da decenni.
Una politica codarda, che si è data a gambe levate dopo aver trascinato il Paese sull’orlo del precipizio, mollando ad un governo tecnico la responsabilità di far trangugiare agli italiani quei bocconi amari che, il governo Berlusconi, aveva cucinati con gli impegni assunti con l’UE.
Una politica canaglia, così ignobile ed in malafede da aver fatta ricadere ogni colpa di quei bocconi amari sul governo tecnico.
Una politica sorda e cieca, autoreferenziale, che si è sempre più allontanata dalla gente, per rinchiudersi nei palazzi del potere a spartirsi posti ed affari, non sempre rispettosa dell’etica.
Ma è una politica così arrogante, soprattutto nel suo essere incapace, da non aver saputo dare nessuna risposta alle istanze degli italiani ed alle sollecitazioni del Capo dello Stato.
Così è stato per il mancato varo della nuova legge elettorale, sulla quale i partiti non sono riusciti a mettersi d’accordo solo per voler perseguire meschini interessi di bottega.
Anche sulla riduzione dei costi della politica, dopo averne blaterato per anni, i partiti non hanno voluto, né saputo, fare nulla.
Quando Mario Monti, rispondendo al SOS lanciato dalla politica, si è insediato a Palazzo Chigi, i partiti si sono preoccupati subito di avvertirlo che non avrebbe dovuto mettere mano ai costi del sistema politico perché di esclusiva competenza del Parlamento.
Con quali risultati ? Alla prova dei fatti nessuno !
Infatti, non è stato ridotto il numero dei parlamentari, non sono stati aboliti i rimborsi elettorali (modo fariseo per definire il finanziamento pubblico ai partiti !), non sono stati intaccati né privilegi né rendite di cui gode la Casta.
A proposito, da alcuni giorni mi interrogavo sul perché Bersani fosse così contrario alla soppressione del finanziamento pubblico ai partiti, al punto di non averla neppure inserita tra i famosi otto punti programmatici con i quali vorrebbe presentarsi in Parlamento per governare.
A soddisfare la mia curiosità ci ha pensato Livia Turco che, dopo 26 anni filati da parlamentare, non è stata rieletta in questa ultima tornata.
Ebbene, assicuratasi la congrua buonuscita che riscuoterà dalla Camera ed una pensione mensile di circa € 5.000 che percepirà tra due anni, al compimento del 60mo anno, Livia Turco ha candidamente dichiarato che, non essendo più deputato, sarà il PD a corrisponderle uno stipendio come funzionaria del partito.
A questo punto una domanda sorge spontanea: per caso non sarà che, qualora avvenisse l’auspicata riduzione del numero di parlamentari, le casse dello Stato non ne otterrebbero nessun beneficio perché il costo degli esclusi, uscito dalla porta rientrerà dalla finestra sotto forma di stipendi come funzionari, stipendi che tutti noi continueremo a sborsare finanziando i partiti ?

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