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martedì 11 giugno 2013

È il segnale di un voltar pagina ?

Dopo i ballottaggi, le amministrative hanno proclamati i loro verdetti definitivi.
Il primo indica un’astensione del 51,5%, in ulteriore aumento rispetto al 40,3% registrato, due settimane fa, in occasione del primo turno.  
Più di un elettore su due, cioè, ha voluto disertare le urne, a conferma di quanto sia diffusa l’apatia dei cittadini nei confronti della politica e dei partiti.
Se si disaggrega, però, il dato dell’astensionismo nazionale, e si va a vedere cosa sia accaduto in ogni Comune Capoluogo, interessato dal ballottaggio, si rilevano scarti significativi che sembrano smentire quanti vorrebbero attribuire, più che altro all’astensione, la debacle del PdL.
Difatti, l’astensionismo non è omogeneo e fluttua tra il 40,7%, registrato a Brescia, ed il 58,1% di Ancona.
Per comprendere, invece, cosa avrebbe consentito al PD, in realtà, di conquistare le poltrone di Sindaco in tutti i Comuni Capoluogo, strappando, oltre a Roma, anche Brescia, Treviso ed Imperia al PdL, non resta che analizzare i pesi delle forze in campo.
Il fatto, ad esempio, che il M5S sia stato escluso da tutti i ballottaggi potrebbe aver influito sull’aumento dell’astensionismo.
Raffrontando, però, i voti ottenuti dal PD, al primo turno, e quelli conseguiti nei ballottaggi, sembrerebbe che almeno parte dei voti grillini siano confluiti sul PD.
Una tendenza questa che non dovrebbe sorprendere, da un lato perché l’orientamento politico, di molti grillini, è vicino alla cultura di sinistra e, dall’altro, checché ne pensi Beppe Grillo perché è in atto una sempre più diffusa insoddisfazione per l’inconsistente azione politica dei parlamentari grillini, da parte di molti di militanti e sostenitori del M5S.
I risultati delle amministrative siciliane lo confermano.
Altro fattore, che ha avuta un’influenza rilevante sulla sconfitta del centrodestra e sul successo del centrosinistra è, senza dubbio, il dissolvimento della Lega proprio in quei Comuni del Nord che da anni rappresentavano le sue roccaforti.
Dopo circa vent’anni d’incontrastato dominio leghista, Treviso ha girato pagina confinando la Lega ad un modesto 8,27%.
A Brescia la Lega non è andata oltre l'8,66% e, ad Imperia, si è fermata al 2,1%!
Sarebbe non obiettivo, però, scaricare solo sulla Lega le responsabilità per la sconfitta del centrodestra nei Comuni del Nord.
Anche il PdL ci ha messo del suo, fermandosi al 5,42% a Treviso, al 14,4% a Brescia, ed all’8,55% a Lodi, confermando così di essere ben lontano da rappresentare il primo partito.
Naturalmente non va dimenticato che si tratta, pur sempre, di elezioni amministrative, sul cui esito influiscono, oltre alla personalità ed alla notorietà dei candidati, anche il presidio organizzativo da parte dei partiti e, di certo, il PD è da sempre il più radicato sui territori.
Per questo, si commetterebbe un errore madornale immaginare di usare il raffronto tra questi risultati e quelli delle politiche di febbraio, per trarre indicazioni tendenziali.
Meno avventato, invece, sarebbe il raffronto tra i risultati del primo turno delle amministrative che si sono svolte in Sicilia nel fine settimana, e l’esito delle regionali di un anno fa, che avevano visto il M5S sbaragliare il campo dei concorrenti.
L’astensionismo siciliano è stato del 33,9%, un livello quasi fisiologico e, perciò, meno preoccupante di quello nazionale.
A spoglio quasi ultimato, si conferma in testa il centrosinistra in tre delle quattro Città Capoluogo, Catania, Messina e Siracusa, mentre il M5S è precipitato a percentuali così insignificanti che lo escluderanno dai ballottaggi.
Solo su Ragusa, il candidato del M5S andrà al ballottaggio contro il candidato del centrosinistra.
Per il M5S, dunque, si tratta sicuramente della conferma di una disfatta, ma poiché anche il centrodestra, ed in particolare il PdL, ha registrata una rilevante caduta dei consensi, l’effetto combinato di questi due fattori ha confermata, anche in Sicilia, la tendenza favorevole al centrosinistra, già rilevata negli altri 16 Comuni Capoluogo.
Sostenere, però, che si tratti di segnali del cambiamento di umore dell’elettorato, mi appare azzardato, proprio perché sono risultati amministrativi e non politici.

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