sabato 22 giugno 2013

Okkio a … Silvio bifronte


È da troppi giorni che, da Berlusconi, giungono parole rassicuranti sulla durata del Governo Letta.
Anche giovedì, nonostante la sentenza della Consulta, Berlusconi non ha rilasciate dichiarazioni di guerra, almeno in pubblico.
Nemmeno una sortita contro i magistrati comunisti della Corte Costituzionale, neppure l’usuale piagnucolamento sull’intento persecutorio messo in atto dal partito delle toghe rosse.
Accipicchia, si potrebbe essere portati a pensare, vuoi vedere che il signore di Arcore è stato accompagnato sulla strada del ravvedimento dal nuovo autorevole avvocato, che ha arruolato nel suo collegio difensivo, Franco Coppi, giurista insigne già difensore di Giulio Andreotti?
L’abbaglio, però, dura un battere di ciglia … niente di tutto ciò!
Berlusconi, semplicemente, ha deciso di camuffarsi con le parvenze del politico sensato per turlupinare quella mandria di grulli che pende dalle sue labbra, ma ha ordinato, ai suoi molti lacchè, di fare ciò che a lui, in questo momento, non conviene fare.
Così, per l’attacco mediatico ha messi subito in moto sia la stampa di famiglia, da “Libero” a “Il Giornale”, sia le televisioni della casa.
L’ordine impartito ai vari Belpietro & Co. è stato, da un lato di bollare come politica e pazzesca la sentenza della Consulta, e dall’altro di demolire e ridicolizzare le accuse evidenziate dalla Boccassini nel “processo Ruby”.
L’Oscar della piaggeria è stato vinto da Rete 4 che ha mandato in onda, giovedì sera, la seconda puntata della soapinchiesta “La guerra dei vent’anni – Lo scontro finale”, realizzando un vistoso flop di ascolti con uno share del 3,82%.
Messa a punto l’offensiva dei media, Berlusconi ha imposto agli zerbini politici di dare in escandescenze con dichiarazioni al fulmicotone, facendo man bassa del trito e ritrito repertorio di menzogne, calunnie, spudoratezze, che tutti i berluscones DOC hanno appuntate sul loro breviario.
C’è stato addirittura chi, Maurizio Gasparri, si è spinto oltre minacciando le dimissioni in massa di tutti i parlamentari PdL, raccattando però pernacchie da molti colleghi di partito.
Servendosi, invece, delle sue amazzoni Berlusconi ha voluto, per bocca di Michaela Biancofiore, provocare la Magistratura italiana, ipotizzando il ricorso alla Corte Europea dei diritti e, con la voce stridula di Daniela Santanchè, avvertire Enrico Letta che se non ottempererà ai suoi ordini per IMU ed IVA, il PdL staccherà la spina al governo.
Il lavoro più difficile, comunque, Berlusconi lo ha affidato al gatto ed alla volpe, Ghedini e Longo.
Difatti, in lotta contro il tempo, i due azzeccagarbugli dovranno inventarsi espedienti, ovviamente ad personam, che neutralizzino gli effetti della possibile conferma, da parte della Cassazione, della sentenza di appello del “processo Mediaset”.
I tempi sono ristretti ed i prevedibili ostacoli molti.
Il gatto e l volpe si sono messi subito al lavoro perseguendo due obiettivi.
Innanzitutto, per evitare a Berlusconi l’interdizione dai pubblici uffici, stanno pensando ad un emendamento che modifichi l’art. 29 del codice penale, per fare in modo che questa pena accessoria sia adottabile “per condanne all’ergastolo e per condanne alla reclusione per un tempo non inferiore ai dieci anni”.
Siccome la sentenza d’appello del “processo Mediaset” prevede la condanna a quattro anni, con questo artificio a Berlusconi non si applicherebbe la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici.
Ma Berlusconi ha anche messi alla frusta il gatto e la volpe perché lui non intende essere ospite delle patrie galere.
Ed ecco la pensata: dal momento che la legge prevede la concessione degli arresti domiciliari a soggetti condannati ad una pena detentiva non superiore a quattro anni, perché non estendere questo beneficio a soggetti con pene non superiori a dieci anni?
Così Berlusconi sarebbe al riparo anche qualora alla condanna a quattro anni del “processo Mediaset” si cumulasse l’eventuale condanna a sei anni per il “processo Ruby”!
Ghedini e Longo, che menti diaboliche!
Per Berlusconi, purtroppo, entrambi questi stratagemmi, ad personam, dovrebbero passare sotto le forche caudine del Parlamento e non è detto che PD e M5S possano essere d'accordo, a meno che …

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