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giovedì 20 giugno 2013

Ma … “uno vale uno” o ... “UNO vale tutti”?

Fino a ieri mi era oscuro il vero significato dello slogan grillino “uno vale uno”!
Per settimane mi ero arrovellato il cervello con la domanda: cosa vorrà mai dire “uno vale uno”?
D’altra parte, con il passare dei giorni a far crescere le perplessità aveva contribuito il constatare che ogni parlamentare del M5S (= 163 – 2 – 1 – 1 – x) non valesse affatto “uno” perché, o faceva e diceva quello che Beppe Grillo dettava, oppure veniva sottoposto a processo per blasfemia con conseguente espulsione.
Ieri mattina, però, nell’attesa che la Consulta decidesse sul legittimo impedimento non concesso a Berlusconi, finalmente sono stato folgorato da queste parole di Maurizio Gasparri: “Qualora ci fosse un epilogo negativo e, per noi, d’inaccettabile valore politico, avremmo tutto il diritto di assumere iniziative come, in ipotesi, le dimissioni di tutti i parlamentari del Popolo della Libertà”!
Ecco svelato l’arcano!
L’eventuale “interdizione dai pubblici uffici”, comminata a Berlusconi, nell'ipotesi gasparriana si estenderebbe, di fatto ma non di diritto, a tutti i parlamentari del PdL.
Quindi ho dedotto che: a noi, comuni mortali, si applica il principio del “uno vale uno” ma, per i semidio, Grillo e Berlusconi, il dogma è “UNO (ovviamente tutto maiuscolo) vale tutti”!
Poiché, però, Gasparri gode di scarso credito nello stesso PdL, non avrà molti seguaci.
Resta il fatto, nondimeno, che sono parole sintomatiche di come sia vivo, nel PdL così come nel M5S, il “culto della personalità” di staliniana memoria.
Trovo divertente, in ogni caso, la possibilità di mutuare l’idea di Gasparri anche in altri settori del quotidiano come, ad esempio, in un campo di calcio, dove il cartellino rosso mostrato dall’arbitro, per un fallo, al capitano di una squadra possa essere vissuto dagli altri 10 giocatori come una occasione per auto espellersi e guadagnare gli spogliatoi.
Che show sarebbe!!!
Anche se le dimissioni in blocco di tutti i parlamentari del PdL produrrebbero più sollievo al Paese che non l’auto espulsione di una squadra di calcio.
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Lo psicodramma dell’espulsione, dal M5S, della senatrice Adele Gambaro si è concluso.
Nel pomeriggio di ieri, il blog di Grillo ha confermata la ratifica dell’espulsione da parte di un irrisorio numero di appartenenti alla decantata armata di militanti grillini internauti .
Difatti, dei 48.292 aventi diritto, hanno espresso il loro voto soltanto 19.790, vale a dire il 40,9%.
Beh … immagino che, prima o poi, Casaleggio e Grillo una qualche riflessione la dovranno pur fare sul significato di un astensionismo del 60%, e proprio da parte di coloro che sono considerati gli attivisti del movimento.
Se poi, si tiene conto che, a favore dell’espulsione, si sono dichiarati in 13.029, cioè il 26,9% dei militanti si ha la riprova che Grillo ed i suoi sodali continuino ad aggrapparsi ad una vera bolla di sapone bucata, il web.
Non solo, ma senza voler girare il coltello nella ferita, tuttavia non si può fare a meno di osservare che la rappresentatività di questi attivisti sia, in sostanza, qualcosa d’insignificante se la correliamo al totale di quanti, illudendosi di poter contare sul M5S per il rinnovamento del Paese, lo hanno votato alle politiche di febbraio.
Grillo, Casaleggio ed il M5S, infatti, insistono nel loro percorso involutivo, appagandosi di una autoreferenzialità che finirà per condurre il movimento al dissolvimento.
Quando questo avverrà non è facile prevederlo.
Di sicuro, invece, a rimanere con le pive nel sacco sarà chi ha creduto in Grillo e nel M5S.
Mentre, ad uscirne compiaciuti per l’arricchimento dei loro portafogli, saranno Grillo e Casaleggio che, fin dal primo momento, avevano capito come fare del grillismo un business di successo … per loro.

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