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domenica 30 giugno 2013

Psico-terrorismo per destabilizzare il Paese

Per demolire la credibilità ed il prestigio di un Paese basta poco.
Sono sufficienti, infatti, i comportamenti clauneschi del suo premier o le parole sconsiderate di un suo rappresentante politico o istituzionale, ed il gioco è fatto.
In realtà, però, quando un premier si comporta in modo imbarazzante, creando stupore e disagio in campo internazionale, suscita, tuttalpiù, sorrisi indulgenti e commiserazione per il Paese che lo ha eletto.
Ben più gravi e dannosi, invece, sono gli effetti di dichiarazioni insensate, spesso rilasciate proprio al fine di minare la fiducia nel governo e nelle istituzioni del proprio Paese.
Sono veri e propri atti di uno psico-terrorismo che sostituisce, alla violenza materiale, l’uso spesso surrettizio delle parole.
Basti pensare all’incredibile miriade di grattacapi che stanno provocando, a Barak Obama ed alle istituzioni americane, le rivelazioni di Assange, prima, e di Snowden, oggi.
Di ieri le parole risentite del Presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, il quale, di fronte alla notizia di presunti atti di spionaggio nei confronti dei vertici europei da parte dell’agenzia americana NSA, ha dichiarato: “se è vero, è un enorme scandalo e gli USA devono dare immediate spiegazioni. Fosse confermato incrinerebbe gravemente il rapporto con gli USA ed avrebbe serie conseguenze su ogni tipo di relazione”.
Anche l’Italia, purtroppo, è vittima di azioni di psico-terrorismo, il cui scopo è screditare il nostro Paese, l’operato del governo, le istituzioni.
Ha fatto psico-terrorismo Beppe Grillo quando, in aprile, con dichiarazioni rilasciate a stampa e televisioni tedesche, ha calunniato il Capo dello Stato, ha parlato di colpo di stato ed ha prevista la bancarotta dell’Italia nel prossimo autunno.
Parole gravissime, dette però da un individuo che non ricopre alcun ruolo istituzionale ed è considerato un guitto, anche dagli interlocutori internazionali.
Ben più pericolosa ed imperdonabile, invece, l’intervista rilasciata al Financial Times, da un parlamentare della Repubblica, Renato Brunetta, che ha gettato ombre sull’affidabilità dei conti pubblici italiani, affermando: “lo stato delle finanze pubbliche italiane è come la formula della Coca Cola: è un segreto”.
Aver rilasciata l’intervista mentre Enrico Letta si trovava a Bruxelles per partecipare ai lavori del Consiglio Europeo, è stato un siluro, contro l’Italia e Letta, che aggrava la irresponsabilità di questo “puffo nevrotico”.
Non è la prima volta che Brunetta si avventa, in modo scriteriato ed ingiustificato, contro gli inquilini di Palazzo Chigi.
Lo aveva già fatto contro Mario Monti, ed oggi lo sta facendo contro Enrico Letta.
L’avventatezza del suo modo di agire, da “puffo nevrotico”, e l’infondatezza delle cose che dice, inducono a pensare che l’individuo soffra di complessi d’inferiorità, così patologici da generare pulsioni incontrollabili di invidia e malevolenza nei confronti di tutti coloro che abbiano raggiunti ruoli più autorevoli di quelli in cui lui vivacchia.
Purtroppo, però, l’incapacità di controllare le pulsioni animose gli impediscono di misurarne gli effetti che, spesso, vanno oltre la stessa intenzionalità.
In ogni atto di psico-terrorismo c’è sempre, sicuramente, oltre al proposito di destabilizzazione, anche una buona dose di malafede.
È il caso, ad esempio, di Maurizio Belpietro che, sul giornaletto di cui è direttore, “Libero”, ieri ha pensato bene di sparare la panzana secondo la quale il governo starebbe progettando di ricorrere al prelievo forzoso sui conti correnti bancari degli italiani.
Quale lo scopo?
Semplicemente seminare panico, in coloro che dispongono di conti bancari più o meno sostanziosi ma, più in generale, provocare sentimenti di insofferenza per il governo che, notoriamente, non è gradito allo zerbino Belpietro ed al suo padrone.
La falsa notizia, ripresa da social e siti internet, è stata smentita dal ministro Saccomanni … intanto, però, la tossina era messa in circolazione.

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