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sabato 29 giugno 2013

Letta ed il “governo camomilla”

Assistendo ad alcune partite di calcio, specie nelle ultime giornate di campionato, lo spettatore si rende conto che le squadre sono in campo con il preciso intento di addormentare la partita per … non farsi del male.
Il gioco si svolge più che altro a centro campo, con una melina noiosa che innervosisce il pubblico e provoca bordate di fischi.
Le squadre, in realtà, vogliono spartirsi la posta e terminare l’incontro con un rassicurante “zero a zero” che non comprometta la loro classifica.
La stampa sportiva, di solito, le definisce “partite alla camomilla”.
Gli spettatori, in generale, lasciano incavolati le tribune, recriminando di aver pagato il biglietto per assistere ad uno spettacolo che, di fatto, non è mai andato in scena.
È un po’ la sensazione che, come molti italiani, provo da quando a Palazzo Chigi si è insediato il Governo Letta.
Un “governo alla camomilla” che gioca per lo “zero a zero”!
D’altra parte era inevitabile!
Letta è lì, sostenuto da due forze politiche da sempre contrapposte, con interessi tra loro incompatibili, per cui, pur di sopravvivere, il governo si barcamena, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte.
Insomma, governare alla camomilla per mantenersi in equilibrio.
Nella continua ricerca del come destreggiarsi il governo ha finito per trascurare i nodi della crisi e con loro le difficoltà di milioni di italiani, non facendo nulla per mitigare le angosce che affliggono le fasce più deboli.
Letta ha debuttato in Parlamento affermando solennemente che obiettivo prioritario del governo sarebbe stata la “questione del lavoro”, che, per logica, dovrebbe tradursi in “creare lavoro per creare occupazione”.
Ad esempio, prendiamo il magnificato “decreto del fare”, la prima grande faticaccia di Letta, giunta al traguardo dopo due mesi di governo.
Quali provvedimenti il decreto prevede per far ripartire i consumi, senza i quali il commercio continuerà ad affondare, la domanda di beni e servizi languirà, i volumi produttivi decresceranno, si creerà nuova disoccupazione?  
Nessuno!
Grazie al “decreto del fare”, però, il cittadino italiano potrà godere di lunghe rateizzazioni per pagare i suoi debiti al fisco, la sua prima casa, se ce l’ha, non potrà essere pignorata da Equitalia, e risparmierà ben 5 euro all’anno sulle bollette elettriche.
Inevitabile domandarsi, a questo punto: sono provvedimenti che allevieranno le difficoltà quotidiane di operai, impiegati, pensionati, precari, cassaintegrati, disoccupati?
Assolutamente no!
Sono provvedimenti che serviranno per incrementare la domanda di beni e servizi, creare lavoro e quindi occupazione?
Assolutamente no!
Grazie al “decreto del fare”, in compenso, i proprietari di barche fino a 14 metri non pagheranno più la “tassa sul lusso”, introdotta dal Governo Monti, mentre gli sfigati che posseggono una barca fino a 20 metri dovranno continuare a pagare la tassa … però ridotta del 50%.
Chissà perché, ma questo omaggio ai diportisti, così come il rinvio dell’acconto IMU, puzzano di scelte per compiacere il PdL.
Gli infusi di camomilla, però, il governo non ce li ha serviti solo con il “decreto del fare”, ma ce li ha propinati anche con il rinvio al 1° ottobre dell’aumento IVA.
Infatti, l’IVA non aumenterà, almeno dal 1° luglio, ma, per coprire il buco di cassa il governo eleverà, dal 21% al 58,5%, la tassa sulle sigarette elettroniche, e chiederà ai contribuenti di versare a novembre il 110% di IRPEF ed IRAP 2013, vale a dire, in pratica, di pagare le tasse relative ad un periodo d’imposta che non è ancora concluso ed anticipare una quota delle tasse dell'anno che verrà.
Sotto il profilo tecnico: una cavolata!
Se poi, come si vocifera, il governo aumenterà anche le accise sui carburanti, con il rinvio dell’IVA agli italiani sarà rifilata l’ennesima fregatura.
Infatti, per 3 mesi ai consumatori sarà risparmiato l’aumento dell’IVA, ma pagheranno di più benzina e gasolio, alla pompa.
Non solo, ma come è facile prevedere ci sarà un generalizzato aumento dei prezzi di tutti i prodotti sui quali incide il costo del trasporto su gomma, praticamente tutti.
Qualora poi, ad ottobre dovesse scattare la nuova aliquota IVA, le accise sui carburanti rimarranno e il maggior costo del trasporto su gomma … invece pure.
Nel frattempo, di riduzione dei costi della politica, di chiusura degli enti inutili, di tagli della spesa pubblica, di eliminazione delle Province, etc. etc., naturalmente nemmeno a parlarne perché sono interventi che sarebbero indigesti a questo od a quel partito che sorregge il governo “delle larghe intese”.
Ma, dosi così esagerate di camomilla non finiranno per provocare l’effetto contrario, finendo per far incazzare di brutto gli italiani?

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