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giovedì 25 aprile 2013

Berlusconi, D’Alema ed il “patto della panzanella”


Giornate ricche di accadimenti. 
Luci ed ombre che destano sconcerto e preoccupazione in tutti coloro che, dopo la rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica, si sarebbero attesi uno scatto di orgoglio della politica per affrontare le difficoltà del Paese.
Uno scatto di orgoglio che, però, tarda a rivelarsi almeno osservando quanto è accaduto nelle ultime 48 ore.
  1. Ho condiviso solo in parte le parole del Presidente Napolitano quando, nel suo discorso d’insediamento, se l’è presa con i politici che considerando un “orrore” ogni forma di intesa, accordo, convergenza e mediazione, le definiscono con tono dispregiativo “inciuci”. Credo che se gli accordi sono fatti alla luce del sole, precisandone contenuti e motivi, ognuno è libero di condividerli, o meno, ma non può etichettarli inciuci. Puzzano invece di “inciucio” le intese incomprensibili, prive di una logica decifrazione, che provocano perplessità, proprio come è stata la candidatura di Franco Marini alla Presidenza della Repubblica. Perché proprio lui? Chi lo ha deciso? In quale prospettiva politica? Perlomeno inspiegabili sono apparsi anche i motivi che hanno segata la candidatura di Matteo Renzi, a guidare il possibile nuovo governo, all'improvviso e nel giro di poche ore. Eppure si sarebbe trattato di una candidatura in grado di proporre agli italiani un vero segnale di cambiamento. Una candidatura sponsorizzata da larga parte della direzione PD, e per bocca di Sandro Bondi gradita persino al PdL. Chi è stato l’artefice di questa bocciatura ? Saranno stati i reperti archeologici del PD, da Bindi a D’Alema, da Finocchiaro a Marini ? Oppure è stato Berlusconi che vede in Renzi il suo più temuto competitor ? O peggio, ancora una volta si è trattato del solito inciucio tra Berlusconi e D’Alema, questa volta con il fiorentino “patto della panzanella” ?
  2. Il Partito Democratico, uscito con le ossa rotte dalla tre giorni presidenziale, ormai acefalo per le dimissioni della presidenza e della segreteria, si è ritrovato, martedì pomeriggio, per la riunione della direzione. Molti speravano che le file si ricompattassero dopo la tragicommedia di franchi tiratori a gogò. I contrasti, però, sono tali e tanti da rendere impossibile un’unità di intenti, pur se di fronte sia alla drammatica situazione del Paese, sia al risoluto richiamo rivolto dal Capo dello Stato. È in atto, nel PD, un vero e proprio conflitto generazionale. Da un lato c’è l’apparato storico, che Ignazio Marino, candidato alla poltrona di sindaco di Roma, ha identificato con “i politici di professione, che analizzano con lenti del ‘900 per governare il terzo millennio, consapevoli di estinguersi come dinosauri, al massimo nel 2018, disposti a tutto per fare un ultimo giro di giostra”. Dall’altro, la nuova generazione di eletti, che vivendo fuori dalle stanze del palazzo sono a contatto con le reali esigenze della collettività, e per questo spingono perché il partito se ne faccia carico. Da questa dicotomia, che non è solo generazionale ma di visione politica, sicuramente scaturiranno serie difficoltà nel sostenere l’ultimo estremo tentativo, di Giorgio Napolitano, di dare un governo al Paese, pur se guidato da un esponente di spicco del PD.
  3. Alla fine, tra Torino, Firenze e Pisa l’ha spuntata Pisa ! Così, ieri, al Colle è salito il pisano Enrico Letta per ricevere dal Capo dello Stato il mandato per la formazione del governo. Ricevuta la telefonata di Napolitano, Letta si è messo alla guida della sua monovolume e, senza lampeggianti e scorta al seguito, si è recato al Quirinale. Un primo sonoro schiaffo ai troppi politicucci che, senza auto blu, non vanno neppure a prendere un caffè ! Ad ogni modo, Enrico Letta non aveva varcato ancora il portone del Quirinale che dal PdL iniziava il fuoco di sbarramento con prese di posizione tutt’altro che rasserenanti. A rilasciare le prime dichiarazioni a caldo erano tre cortigiani berlusconiani, Alfano, Brunetta e Cicchitto dalle cui parole è apparso chiaro che non avessero capito nulla del discorso pronunciato 48 ore prima da Napolitano, davanti alle Camere riunite. Eppure, per la miseria, le telecamere li avevano ripresi mentre si spellavano le mani per applaudire ! Comunque, il Capo dello Stato, subito dopo il conferimento del mandato a Letta, rivolgendosi ai cervelli più ritardati ha ribadito con parole inequivocabili: “Confido nel suo successo, perché non ci sono alternative”. Chi si assumerà la responsabilità di far fallire il tentativo di Enrico Letta per i soliti meschini interessi di bottega ?

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