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lunedì 15 aprile 2013

Tra stallo politico, nervosismi e sogni proibiti

Un fine settimana molto vivace che ha messi in evidenza più eventi da infilare nel patchwork di oggi.
  1. A Bari manifestazione oceanica (beh … proprio oceanica non direi !) organizzata dal PdL. Ad infervorare i presenti non poteva mancare Silvio Berlusconi, la cui oratoria, ormai, ha assunti espressioni e accenti mussoliniani. Anche nella scelta delle pause imita le cadenze del Duce. Manca solo che metta le mani sui fianchi, divarichi leggermente le gambe, e poi la imitazione sarebbe perfetta. Sono sempre più convinto che, nei momenti in cui è su un palco, Berlusconi sogni di essere affacciato al balcone di Palazzo Venezia per arringare la folla  al grido di “vinceremo”. Per ora, almeno, Berlusconi grida il suo “vinceremo” menzionando sondaggi e non milioni di baionette. Peccato, per lui, che la fedele sondaggista sia la stessa che, prima del 24 febbraio, lo aveva convinto a strillare, ai quattro venti, di aver “fatto il sorpasso” di Pd e M5S … salvo poi, alla fine, ritrovarsi soltanto terzo, dietro PD e M5S! Eppure, nonostante sia a capo solo del terzo partito, anche da Bari ha lanciato il suo diktat: “o governissimo o voto”, che rievoca “vittoria o morte” del ventennio fascista. Berlusconi, che soffre del delirio di onnipotenza, ignora, però, che è prerogativa esclusiva del Capo dello Stato decidere se tornare o no alle urne.
  2. Poche ore prima, a Roma, il mancato smacchiatore di giaguari, Pierluigi Bersani, somministrava ancora, a migliaia di convenuti, la solita minestra del “premier sono io”. Dubito, a questo punto, che lui stesso ci creda, fatto sta, però, che continua a ripeterlo, forse per tacitare le molte voci dissenzienti, all’interno del PD. Da settimane, però, vittima predestinata dei rimbrotti di Bersani è Matteo Renzi il quale, a dire il vero, se li va pure a cercare. In questi giorni, ad irritare il signore “premier sono io” è stato l’invito a “fare presto” per la formazione del governo. Ora, per la verità, le parole di Matteo Renzi non erano neppure originali, giacché l’appello a far presto lo avevano già formulato Confindustria, Sindacati, Commercianti e milioni di italiani. C’è di che preoccuparsi se Bersani ha avuta l’impudenza di definire “indecente” questo invito. Preoccupante perché significa che il signore “premier sono io”, non solo dimostra indifferenza per la drammatica situazione che affligge il Paese, il che è già di per sé gravissimo, ma appare anche sordo alle sollecitazioni che gli indirizzano i cittadini.
  3. Sono stati liberati e sono rientrati in Italia i quattro reporter presi in ostaggio, in Siria, da militanti antigovernativi. L’operazione del rilascio è stata seguita, ora per ora, dall’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri … il cui Ministro ad interim è Mario Monti, dopo le plateali dimissioni di Giulio Terzi. Si tratta certamente di una bella e buona notizia nata, però, con un peccato originale. Infatti, ad ottenere la liberazione dei quattro giornalisti, è stato il governo Monti del quale i media nazionali, TV e carta stampata, ormai da tempo sono impegnati nell’enfatizzare le criticità e nel minimizzare le positività.
  4. Carlo Goldoni non si sarebbe fatta sfuggire l’occasione di riscrivere le “Baruffe Chiozzotte” se avesse assistito, a Padova, ai lavori del Consiglio Nazionale della Liga Veneta. Una riunione, animata da urla, insulti ed anche qualche pugno, che ha richiesto perfino l’intervento dei carabinieri per scortare il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Da qualche tempo, in casa leghista il clima è turbolento e le prime avvisaglie di una conflittualità, non solo verbale, si erano già segnalate domenica scorsa sul prato di Pontida, tra "bossiani" e "maroniani". Ad attizzare le tensioni è filtrata poi anche la notizia che Bossi avrebbe depositato, presso uno studio notarile, lo statuto di un nuovo soggetto politico. Come sembrano lontani i tempi quando Bossi e Maroni non perdevano occasione per esibire ai leghisti baci ed abbracci !
     

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