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domenica 21 aprile 2013

“In ginocchio da te” … serenata a Napolitano


Al termine di una via crucis che per tre lunghe giornate ha stressati 1007 Grandi Elettori … al Quirinale Giorgio Napolitano e Donna Clio saranno costretti a disfare le valige, sbuffando, ed a rimettere al loro posto abiti e biancheria !
Questa la sintesi della giornata di ieri, sabato 20 aprile.
Una giornata iniziata con Bersani salito al Colle, per alzare bandiera bianca e supplicare, in ginocchio, Napolitano di aiutarlo a far uscire il Partito Democratico dal baratro in cui lo aveva sfracellato con la sua poca intelligenza politica.
Tormentati dal dramma istituzionale che stava per abbattersi sul Paese, si sono precipitati al Quirinale, anche Berlusconi, Maroni e Monti, per chiedere aiuto e confermare la supplica di Bersani.
Intanto, a Montecitorio, andava in scena la quinta fumata nera, tra schede bianche ed i consueti voti a Rodotà.
Erano le 14:22 quando i 1007 Grandi Elettori potevano tirare, finalmente, un sospiro di sollievo alla notizia che Napolitano aveva sciolto le riserve offrendo la sua disponibilità ad accettare il secondo mandato alla Presidenza della Repubblica.
Anche se con un po’ d’ansia, è iniziata così la sesta votazione, ma quando il Presidente Laura Boldrini ha letto, per la 504ma volta, il nome di Napolitano, l’emiciclo è scattato in una lunga e liberatoria standing ovation.
A Bersani sono spuntate le lacrime agli occhi, mentre Berlusconi sogghignava dimenticando di aver sputato veleno proprio su Giorgio Napolitano, in campagna elettorale.
Ma Berlusconi, notoriamente, non ha neppure molta memoria!
Da ore, intanto, davanti a Montecitorio squadre organizzate del M5S, manifestavano chiassosamente a sostegno della candidatura di Stefano Rodotà, nell’attesa che le raggiungesse il camper di Beppe Grillo per la sua “marcia su Roma”.
Bersani, asciugate le lacrime, è atteso però da ore drammatiche sia sotto il profilo personale che politico.
L’elezione del Capo dello Stato, d’altra parte, non può avergli fatto dimenticare lo sfacelo che ha colpito il suo partito, portandolo sull’orlo della dissoluzione.
Infatti, dopo Rosy Bindi e Pierluigi Bersani, anche tutta la segreteria del partito è oramai dimissionaria.
Questo vuol dire che il Partito Democratico, di fatto, si troverà acefalo proprio nei prossimi giorni, in cui il riconfermato Presidente della Repubblica dovrà consultare le forze politiche per la formazione del governo.
Oltretutto, si è materializzato anche lo strappo, difficilmente ricucibile, con l’alleato Vendola che, non solo, ha perseverato nel votare il candidato grillino, ma ha già annunciato di promuovere la nascita di un nuovo soggetto politico di sinistra, con il palese obiettivo di sfruttare la disgregazione del PD.
A questo punto, è molto arduo immaginare quale possa essere il futuro del PD, da un lato per la devastante emersione di contrasti e dissapori intestini, difficilmente sanabili, e dall’altro per il susseguirsi d’interventi inopportuni come quelli di Fabrizio Barca, futuro dirigente in pectore del partito.
Quali prospettive potrà avere il PD nel caso si dovesse andare a nuove elezioni ?
E quale il futuro di Matteo Renzi in un partito in disfacimento?

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