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martedì 2 aprile 2013

Nonostante sia senatore della Repubblica


Da ben 7 Legislature si aggira, nelle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama, un certo Carlo Giovanardi, dapprima deputato e poi senatore della Repubblica Italiana.
Un tipo che sicuramente passerebbe inosservato ed ignorato, da noi tutti, se non fosse per la sua ossessione di cercare le luci delle ribalta con esternazioni spesso sconcertanti e sempre inopportune.
Per questo, qualora l’auditel di un talk show fosse in calo, suggerirei di invitare Giovanardi perché di sicuro qualche corbelleria potrebbe sempre tirarla fuori e suscitando scalpore migliorerebbe l’auditel.
Il tizio è un baciapile irriducibile, sempre pronto a brandire la spada dell’intolleranza contro tutto ciò che non coincida con la sua ottica integralista della morale.
Era il 2006 quando, per deplorare l’Olanda che aveva approvata, anni prima, la legge sull’eutanasia, nel corso della trasmissione “Radio anch’io”, arrivò a dire “da noi il bambino malato viene curato, in Olanda viene ucciso”.
Immediata la reazione del Governo Olandese che convocò l’Ambasciatore italiano all’Aia per chiedere spiegazioni sulla inaccettabile affermazione fatta da un ministro della Repubblica Italiana, per appunto Carlo Giovanardi.
Invitato a chiedere scusa, si rifiutò affermando “ho diritto di dire quello che penso, quindi non mi devo scusare”.
E qui viene il bello.
A chiedere, invece, con insistenza le sue dimissioni fu Daniele Capezzone !
Si proprio lui, lo stesso Capezzone, oggi untuoso leccapiedi di Berlusconi, che a quei tempi era segretario del partito radicale.      
Vittime ricorrenti degli strali di Giovanardi sono, tra le altre, l’omosessualità e le droghe leggere.
Commentando il bacio che due donne si erano scambiate in pubblico, Giovanardi ha detto che “a lui fa lo stesso effetto che vedere qualcuno che fa la pipì per strada”.
Si potrebbero riempire centinaia di pagine per raccogliere tutte le assurde ed insensate esternazioni di Giovanardi, però vale la pena soffermarsi sull’ultima perla partorita con un cinismo da troglodita.
Intervenendo a “La zanzara” su Radio 24, in merito alla decisione del tribunale di sorveglianza felsineo, di trattenere in carcere due dei quattro agenti di polizia, condannati in via definitiva a 3 anni e 6 mesi per aver assassinato, massacrandolo di botte, il diciottenne ferrarese Federico Aldrovandi, Giovanardi ha voluto sclerare ancora una volta.
Dapprima ha affermato che la foto scattata all’obitorio, tra gli atti del processo, dimostra solo che è il cuscino, sul quale poggia la testa del cadavere, a presentare macchie di sangue (ed allora ???), per sostenere poi che “i poliziotti non devono essere in galera, sono vittime come il ragazzo che è morto e non vanno cacciati dalla Polizia”.
Un ghiribizzo nuovo per giudicare carnefice e vittima meritevoli della stessa compassione.
Comunque, è di qualche ora fa la notizia che la signora Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, ha dato mandato al suo avvocato di querelare Carlo Giovanardi, definendolo “uno sciacallo che mente sapendo di mentire”.
Tutta la mia solidarietà alla signora Patrizia Moretti.

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