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mercoledì 10 aprile 2013

Perché non sono d’accordo con il Presidente Napolitano


Ritengo di avere almeno cinque buoni motivi per non condividere gli insistenti appelli che Giorgio Napolitano rivolge, alle forze politiche, invitandole a promuovere un governo di larghe intese, o se si preferisce di grande coalizione.
Il primo motivo, secondo me, è che tra la concezione della politica del PdL e quella del PD, esistono differenze così sostanziali, oltre che sul piano politico, anche sotto il profilo morale e sociale, da rendere precario, se non addirittura improponibile, un accordo di governo.
Il secondo motivo è che, l’esperienza del governo di larghe intese, appena vissuta con l’esecutivo guidato da Mario Monti, deve essere considerata deludente anche, ma soprattutto, per le resistenze ed i veti ora dell’uno, ora dell’altro, ad ogni provvedimento che toccasse corporativismi, posizioni acquisite, privilegi, etc.
Il terzo motivo è che la drammatica congiuntura, in cui si dibatte il Paese, necessita interventi radicali per un profondo cambiamento sociale, etico ed economico del Paese, al quale sarebbe deleterio dover rinunciare pur di mettere insieme diavolo ed acqua santa.
Il quarto motivo è che, dopo aver scaricato sul Governo Monti la responsabilità di tirar fuori il Paese dai guai, PdL e PD non sono riusciti, in 15 mesi, a trovare neppure l’accordo su una legge elettorale o sulla riduzione del numero dei parlamentari, o sull’abolizione dei rimborsi elettorali. Perché mai, dovrebbero riuscire, oggi, a governare insieme situazioni ben più complesse e gravi ?
Il quinto motivo, ultimo non certo per rilevanza, è che il Presidente della Repubblica, quando rievoca il caso del “governo della non-sfiducia”, presieduto da Giulio Andreotti, nel 1976, dimentica, ahimè, che allora, seduti al tavolo a giocare la partita, c’erano politici della levatura intellettuale e politica di Aldo Moro, Enrico Berlinguer e Giulio Andreotti. Possibile che una persona saggia, come il Presidente Napolitano, non tenga conto che oggi, a sedersi al tavolo, sarebbero, invece, politici come Berlusconi e Bersani?

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