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venerdì 19 aprile 2013

Fumate nere in un’altra giornata buia della politica


I segnali delle divisioni in atto nel PD si erano ormai accentuati nelle ultime settimane e la definitiva conferma si è avuta, subito ieri mattina, in occasione del primo turno di votazioni per la Presidenza della Repubblica.
La chiarissima bocciatura di Franco Marini, candidato scelto in combine tra Bersani e Berlusconi, non solo ha fatto implodere il PD, mettendone a nudo le congenite contraddizioni interne, ma ha delegittimata, di fatto, la già precaria leadership di Bersani, non solo come segretario del partito ma anche come aspirante premier.
Con Bersani, a fallire, però, è stata anche la vecchia maniera di intendere la politica come imposizione dall’alto di scelte anche non condivise.
Senza voler attribuire eccessivo peso né alla manifestazione di protesta, svolta ieri contro il PD durante le votazioni, né alle immagini delle tessere PD bruciate davanti alle telecamere, è però lecito domandarsi cosa possano aver pensato i milioni d’italiani che, dopo una pesante giornata di lavoro o, peggio, di ricerca di un lavoro, hanno appreso dalle Tv, da internet o dalle radio, che un’altra giornata era stata buttata via da quei 1007 Grandi Elettori convenuti a Roma ?
Un altro colpo ferale inferto alla credibilità del sistema politico.
A rendere ancora più amara la giornata sono state alcune notizie apprese nelle ultime ore di ieri:
  1. Franco Marini, pur impallinato da un voto impietoso, ha dichiarato di non essere disposto a ritirare la sua candidatura. Una decisione che renderà impossibile ogni ricomposizione interna del PD.
  2. Berlusconi ha confermata la volontà del PdL di continuare a votare Franco Marini, con il palese scopo di mettere ancora più in difficoltà Bersani, per agevolare così la nascita di un governissimo.
  3. Bersani, da parte sua, non solo sembra non rendersi conto di aver subita una debacle rovinosa, ma insiste nel riproporsi come “deus ex machina” per la ricerca di nuove candidature.
  4. A conferma dell’assoluta mancanza di una prospettiva unitaria, le varie correnti del PD hanno riuniti i loro parlamentari in differenti ristoranti romani, per concordare, ognuna per conto suo, come muoversi oggi per le nuove sessioni di voto.
  5. In occasione della votazione del pomeriggio i Grandi Elettori di Scelta Civica avrebbero votato Sergio Chiamparino, in accordo con il gruppo renziano del PD, rompendo così l’asse con PD e PdL che era stato deciso dal Presidente Monti. Sembrerebbe quasi che Matteo Renzi abbia, su Scelta Civica, più ascendente di Mario Monti.
Si prospetta, anche per oggi, uno scenario di totale confusione che difficilmente potrà condurre all’elezione del nuovo Capo dello Stato.
  • Salterà quasi certamente il già precario accordo tra PD e PdL.
  • La votazione in programma per la mattinata di oggi presenterà, agli italiani, ancora l’indecoroso spettacolo delle centinaia di schede bianche.
  • Il M5S continuerà a votare Stefano Rodotà, gratificato oltre che dai voti dei grillini e dei Grandi Elettori di SEL, anche da alcune decine di suffragi provenienti, verosimilmente, dalle file del PD.
  • Oramai persa ogni speranza di poter eleggere il Presidente della Repubblica con la maggioranza di 672 voti, tutti rinvieranno ogni decisione alla quarta votazione, tanto i costi dei 1007 Grandi Elettori pesano sulle tasche di noi contribuenti. 

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