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martedì 16 aprile 2013

Dal disimpegno di Monti alla Prima Repubblica


Domenica sera, Fabio Fazio ha ospitato, in TV, Mario Monti, Presidente del Consiglio dimissionario che però, da oltre 4 mesi è obbligato a restare ancora a Palazzo Chigi, a causa dell’attuale stallo politico.
Pur presidiando un governo dimissionario ma non sfiduciato, l’azione dei ministri è circoscritta alla sola gestione degli affari correnti senza alcun potere, quindi, per fare scelte propositive che affrontino i veri problemi che tormentano il Paese.
Un’assurdità tutta italiana.
Ma torniamo all’intervista rilasciata domenica sera.
La curiosità di Fazio Fazio, e non solo sua, era di comprendere se fossero fondate le notizie giornalistiche che rivelavano la volontà di Monti di abbandonare la politica, lasciando così orfana la formazione Scelta Civica, da lui creata a fine dicembre dello scorso anno.
Dalle risposte di Monti si è potuto capire, unicamente, che a lui non interessi essere né presidente né segretario di Scelta Civica, ma che intenda, comunque, continuare a fare politica per stimolare il partito a proseguire sulla strada delle riforme.
Se ho ben compreso, quindi, Scelta Civica, al momento, sarebbe una formazione politica, oltre che in attesa di organizzarsi, anche acefala, pur se presente in Parlamento con deputati e senatori.
Mi fa sorridere e trovo insolito che un partito possa darsi da fare, anche se privo di presidente e segretario, mentre “notti dei lunghi coltelli” tormentano sia PD che Lega, scosse proprio da lotte intestine per l’occupazione delle posizioni di vertice.
Prima o poi, comunque, anche Scelta Civica riconoscerà l’esigenza di darsi un’organizzazione e di eleggere sia il presidente che il segretario.
Nel corso dell’intervista, tuttavia, rispondendo a Fazio, Mario Monti ha citati, come esempio, due partiti che hanno fatto la storia della cosiddetta prima repubblica, il Partito Liberale ed il Partito Repubblicano.
Un flashback che, rispedendomi indietro con la memoria, mi ha consentito di riflettere su come, dopo la prima repubblica, si sia degradato il modo di intendere e fare politica.
Personaggi come Ugo La Malfa, Giovanni Spadolini, Giovanni Malagodi, Enrico Berlinguer, Valerio Zanone, Aldo Moro, Amintore Fanfani, Giorgio Almirante, per citarne alcuni, nello scenario politico di oggi si sentirebbero come pesci fuor d’acqua.
Non solo per la concezione che loro avevano dell’impegno politico ma, soprattutto, per l’attenzione che ponevano ai problemi del Paese.
Per carità, non voglio dire che loro non avessero scheletri negli armadi, come ha poi rivelato “mani pulite”, però al loro confronto i politici di oggi sembrano poco più che ladri di gallina preoccupati solo del loro tornaconto personale.
E cosa dire, poi, delle modalità con cui gestivano la comunicazione politica?
Argomentavano, comprovavano le loro affermazioni con dati e ragionamenti, avvertivano il dovere di dimostrare e spiegare ogni proposta.
Era una forma di comunicazione finalizzata a raggiungere le menti degli elettori e non le loro pance.
Credo che se oggi, qualcuno di queste personalità fosse costretto ad assistere ad una concione sparaballe di Berlusconi, o ad un turpiloquio di Beppe Grillo, abbandonerebbe sconvolto lo studio televisivo, con le mani nei capelli.
Cercare di giustificare banalmente con “ma i tempi sono cambiati”, sarebbe come affermare che noi italiani, una volta fossimo capaci di ragionare e giudicare, mentre oggi ci siamo ridotti ad essere creduloni imbesuiti.

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