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lunedì 22 aprile 2013

Napolitano bis … tutti perdenti


Non occorreva di certo attendere sabato 20 aprile 2013 per scoprire che il sistema politico italiano viva in uno stato comatoso.
Così come è sotto gli occhi di tutti che la crisi del sistema politico incida pesantemente sul quotidiano e sul futuro degli italiani.
Una crisi nella quale sguazzano, da anni, gli interessi personali di pochi che primeggiano a scapito della collettività.
L’occasione dell’elezione del Capo dello Stato non ha fatto altro che portare alla luce i molti mali di un sistema partitico in disfacimento.
In questi tre giorni abbiamo assistito ad uno spettacolo sconcertante, miopia delle scelte, ambiguità ideologica, incapacità di comunicare tra le forze politiche, svilimento delle istituzioni ma soprattutto disprezzo della Carta Costituzionale.
Tutti i protagonisti di queste difficili giornate sono usciti perdenti da una prova che ha umiliata la democrazia parlamentare.
A cominciare da Bersani, responsabile di aver fatto perdere 50 giorni al Paese, inseguendo il suo sogno del premierato.
Occorreva proprio la disfatta perché Bersani si rendesse conto di essere a capo non di un partito ma di una babele di tribù ?
Era prevedibile che il PD si andasse a schiantare alla prima prova in aula, mettendo a nudo contraddizioni e conflittualità interne che lo tormentano da anni.
Di errori, Bersani ne va collezionando a iosa, da mesi.
Dapprima ha rincorsi i voti del M5S, con la pretesa di ottenerli a titolo gratuito, cioè senza offrire, in cambio, un coinvolgimento nel probabile governo, poi condividendo, con Berlusconi, la candidatura di Marini, pur sapendo che alcune tribù del PD non lo avrebbero votato, tentando, infine, con una inversione ad U, di giocare la carta Prodi, inviso però non solo al PdL ma anche ad alcune componenti del PD.
Alla fine, quando ormai il PD era piombato in una crisi dalla quale, difficilmente, potrà uscire senza profonde ferite, Bersani si è arreso, capitolando penosamente con le dimissioni e trascinando con sé la presidente Rosy Bindi e tutta la segreteria.
Solo allora ha deciso di correre da Napolitano per chiedere aiuto.
Ma, da questi tre giorni di votazioni presidenziali a uscirne sconfitto, sul piano personale, è stato anche Berlusconi.
Sarà pur vero che è riuscito a non far eleggere il detestato Prodi, dal quale è stato battuto due volte alle elezioni politiche, ma, in cambio, è stato costretto a salire, con il cappello in mano, al Colle per implorare anche lui Giorgio Napolitano.
Mentre s’inchinava a Giorgio Napolitano, pregandolo di accettare un nuovo mandato, a Berlusconi sarà venuto in mente di trovarsi di fronte alla stessa persona che lui, più volte, aveva definito “comunista” e di essere solo un “Capo dello Stato espressione della vecchia maggioranza di sinistra” ?
Ugualmente, ad uscire male è stato anche il M5S che, con la scelta di trincerarsi dietro alla candidatura di Rodotà, sicuramente soccombente, ha reso inutile ed irrilevante, ancora una volta, il voto di milioni di elettori.
Il fatto è che, con il passare dei giorni, il progetto di M5S risulta sempre più impercettibile ed indecifrabile.
La tanto decantata trasparenza è rimasta una chimera, sono ancora oscuri e misteriosi i numeri della partecipazione alle “quirinarie”, il ricorso alla consultazione popolare tramite il web fino ad oggi si è rivelato solo un miraggio, lo slogan “uno vale uno” è stato sostituito, di fatto, da “Grillo vale tutti”.
Dal momento che oggi pomeriggio Napolitano presterà giuramento e annuncerà come intenda procedere, mi domando: come reagirebbe se, ora che Bersani è fuori gioco, il M5S dichiarasse la disponibilità a formare un governo con PD e SEL ?

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