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giovedì 4 aprile 2013

Italiani seduti sul cratere di un vulcano


Osservando questo enigmatico stallo dello scenario politico, ad oltre un mese dalle elezioni, mentre gli italiani si struggono tra mille difficoltà, ho come la sensazione che il Paese sia seduto sul cratere di un vulcano che, da un momento all’altro, possa deflagrare con una eruzione epocale.
Con il trascorrere dei giorni mi sono convinto che, nelle viscere di questo stallo, si dimenino manovre ed armeggi destinati a mettere a soqquadro quel panorama politico con il quale ci rapportiamo da anni.
È possibile che io sia affetto da dietrologia ma mi appare evidente che stiamo vivendo giorni di una incertezza così irreale da non convincere.
Partirei da un dato di fatto: le urne hanno indicato che la sola contrapposizione tra berlusconismo ed antiberlusconismo, che ha caratterizzati gli ultimi venti anni, non ha più ragione di essere, nonostante i rigurgiti di alcune pulsioni nostalgiche che ancora resistono.
Infatti, i due principali antagonisti di questi anni, Bersani e Berlusconi, sono arrivati al capolinea, dove ad attenderli hanno trovato Beppe Grillo con il suo M5S.
Nel PD, la vittoriosa sconfitta di Bersani, alle elezioni, e la sua ottusa insistenza nel volere Palazzo Chigi, hanno rinvigoriti i contrasti che si annidavano, da tempo, sotto la cortina di un apparente armonia.
È di ieri la notizia che un gruppo di senatori PD ha presentata una proposta di legge per l’abolizione dei rimborsi elettorali, in aperto contrasto con l’orientamento della segreteria del partito.
Una prova provata che nel PD siano sempre meno gli sponsor di un governo Bersani.
Così, mentre il PD si lacera, il rottamatore fiorentino, tenutosi alla larga dalle beghe interne, continua a scaldare i motori per essere pronto ad entrare in pista non appena le condizioni fossero propizie, ad esempio, con il ritorno alle urne tra qualche mese.
Ho l’impressione che, nella testa di Renzi, si sia consolidato il progetto di un PD, o di un altro soggetto politico, capace di navigare con la prua al centro per proporre, a tutti gli elettori moderati, un’offerta riformatrice che vada oltre le arcaiche barriere di destra e sinistra.
Un progetto inaccettabile dalle correnti PD, più orientate a sinistra, con le quali Renzi avrebbe difficoltà a dialogare.
È appunto per questo che Renzi strizzerà l’occhio anche agli elettori di Scelta Civica il cui leader, dopo aver misurata sulla propria pelle l’asprezza del confronto politico, oggi non veda l’ora di concludere il mandato di governo per rivolgere i suoi interessi altrove, forse verso un incarico di prestigio a Bruxelles.
Non ritengo casuale che a Renzi sia giunto l’endorsement da Italia Futura, una componente di Scelta Civica.  
Sul fronte opposto, invece, il futuro del PdL è inscindibilmente legato alla sorte di Berlusconi.
Se l’evoluzione del quadro politico non permettesse a Berlusconi di ottenere un salvacondotto per le sue pendenze giudiziarie, e se la Corte di Cassazione dovesse respingere l’istanza di ricusazione dei giudici di Milano, i processi andranno a sentenza.
Oltretutto, se il futuro governo dovesse, ad esempio, mettere in agenda una legge sul conflitto d’interessi e norme sulla non eleggibilità, la carriera politica di Berlusconi si concluderebbe anche senza le condanne.
Per questo, le due sole opzioni elaborate dai consigli di guerra, riunitisi ad Arcore, prevedono o la partecipazione del PdL ad un governo di larghe intese, così da inibire ogni progetto legge che possa danneggiare Berlusconi, oppure il ricorso immediato alle urne, oltre che per prevenire la nascita di un governo “ostile”, anche per impedire che, in regime di prorogatio del governo Monti, arrivino in Parlamento proposte di legge sgradevoli.
Una nuova campagna elettorale, inoltre, aiuterebbe a bloccare i processi sommergendoli con valanghe di legittimi impedimenti.
L’opzione del ricorso immediato alle urne è, senza dubbio, quella preferita da Berlusconi, oltre che per i motivi citati anche perché nuocerebbe al suo competitor più temuto, Matteo Renzi.
Come scheggia impazzita, infine, si muove il grillodipendente M5S con azioni del tutto imprevedibili.
È presumibile che Beppe Grillo non veda di buon occhio il ritorno immediato alle urne, perché si presenterebbe agli elettori con il carniere vuoto, dovendo giustificare come, pur con 163 parlamentari, non sia riuscito a portare a casa nessuna delle mille promesse sbraitate sulle piazze.
Pur preoccupato per il pericolo di perdere parte dei consensi, a causa del nulla di fatto da parte di M5S, Grillo teme però di farsi omologare dal sistema, e per questo costringerà M5S a proseguire nello sterile isolamento, fino a quando il potente pupazzaro che lo manovra non gli ordini nuove mosse da fare.
Ha da passà ‘a nuttata … anche questa volta per il nostro Paese !

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