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sabato 13 aprile 2013

Forse … può darsi … ma sarà solo dietrologia ?


Dopo aver letto il post Anche il Movimento 5 Stelle a volte ha ragione”, pubblicato ieri su questo blog, un lettore mi ha inviata una garbata mail di commento, alla quale ritengo doveroso dare risposta.
Lo farò rispondendo attraverso il blog nel dubbio che anche altri lettori, nel leggere il post, possano aver ricavata la stessa impressione espressami dal mittente della mail.
Dunque, nella mail viene manifestata la sensazione di aver avvertita molta dietrologia nelle parole con cui ipotizzavo i possibili motivi per cui, alcuni partiti, avrebbero posto il veto alla costituzione delle Commissioni Parlamentari permanenti, prima dell’insediamento del nuovo governo.
In modo particolare si cita il motivo, da me ipotizzato, in relazione alla possibilità che, dietro il pretesto della necessità di identificare i membri di maggioranza e di opposizione, si celasse in realtà l’intenzione di orientare e condizionare i lavori delle Commissioni onde evitare che in aula fossero presentati disegni di legge sgraditi ai partiti di governo.
Certo, lo riconosco, ho manifestata solo una mia opinione, che non posso supportare con prove documentabili, anche perché, se la mia congettura fosse fondata, si tratterebbe sempre di “interferenze” sicuramente non verbalizzate negli atti parlamentari.
La mia convinzione, però, nasce dall’aver constatato, più volte, che nell’agenda delle Commissioni l’esame di alcuni disegni di legge sia stato incomprensibilmente rinviato fino a scomparire del tutto.
Citerò, come esempio, un caso che è diventato emblematico, e del quale l’opinione pubblica è venuta a conoscenza solo grazie a riscontri giornalistici.
Si tratta, però, di un caso che, secondo me, sembrerebbe prolungare i suoi effetti ancora in questi giorni.
Era il 1997, a Palazzo Chigi c’era il Governo presieduto da Romano Prodi.
Massimo D’Alema era il Segretario dei Democratici di Sinistra, il principale partito di governo.
La sera del 17 giugno di quell’anno, a casa di Gianni Letta erano ospiti, per una cena, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Franco Marini e Massimo D’Alema.
Mentre assaporavano la crostata, specialità della padrona di casa, signora Maddalena, gli ospiti conversavano del più e del meno.
Berlusconi parlava delle prospettive e dei piani di Mediaset, manifestando le sue preoccupazioni per il progetto di legge 1138, in quelle settimane all’esame all’ottava Commissione.
Si trattava del disegno di legge che prevedeva la regolamentazione delle frequenze televisive e che avrebbe costretta Mediaset a vendere una delle sue quattro reti TV in concessione, con la conseguenza che il valore aziendale sarebbe diminuito proprio mentre si accingeva a quotarsi in Borsa.
Per caso, a presiedere l’ottava Commissione c’era un fedelissimo di D’Alema, Claudio Petruccioli.
Fatto sta che, dopo pochi giorni, dal calendario dei lavori della ottava Commissione Parlamentare scomparve il disegno di legge 1138, che non fu più posto all’ordine del giorno per l’intera XIII legislatura.
Francesco Cossiga, con la sua ironia, battezzò come inciucio quanto avvenne, in quella serata, tra D’Alema e Berlusconi.
Un inciucio, da allora noto come il “patto della crostata”, ma del quale non si è mai saputo quale fosse la contropartita offerta a D’Alema da Berlusconi.
Un caso esemplare che conferma come i lavori delle Commissioni Parlamentari possano essere condizionati da input che provengano dai governi e dai partiti che sostengono i governi, spesso a dispetto degli interessi del Paese ma a favore di tornaconti particolari.
È dietrologia domandarsi se sia solo un caso che, in questi giorni, Berlusconi abbia espresso parere favorevole all’eventuale elezione di D’Alema alla Presidenza della Repubblica ?
D’Alema, infatti, per il PdL sarebbe un candidato considerato “non ostile a Berlusconi”, o come io preferisco dire “benevolo”.
È sempre dietrologia supporre che l’eventuale ascesa di D’Alema al Quirinale possa essere la ricompensa per il “patto della crostata” ed il presupposto per nuovi inciuci ?

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