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lunedì 6 maggio 2013

Brunetta … spread e memoria corta


Gli antichi romani, semplificando asserivano che: “excusatio non petita, accusatio manifesta”.
Ovvero, se qualcuno presenta giustificazioni, che non gli sono state richieste, non fa altro, di fatto, che rivelare di sentirsi colpevole.
Questa è l’impressione che ricavo quando assisto ai molti tentativi, non richiesti, che Renato Brunetta continua a buttare là, da mesi, per confutare a Mario Monti la significatività dello spread.
Sembra, quasi, che Brunetta abbia ingaggiata una querelle molto personale con Mario Monti, fin dal giorno in cui a Monti fu affidata la guida del governo.
Lettere aperte su quotidiani, interviste ai media, interventi al vetriolo, sono le armi utilizzate da Brunetta per aggredire Monti e denigrarne il lavoro.    
Brunetta, chiaramente, confida nella memoria corta degli italiani che, secondo lui, non ricorderebbero più gli accadimenti del 2011, cioè di quando il governo Berlusconi, di cui Brunetta era ministro, rassegnò le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato.
Infatti, Brunetta si guarda bene dal menzionare, nei suoi attacchi a Monti, l’importanza che ebbe lo spread, il 12 novembre 2011, nello spingere Berlusconi alle dimissioni.
Purtroppo per Brunetta, madre natura mi ha dotato di buona memoria, per cui cercherò di ricordargli quel periodo.
Il punto di partenza da rievocare è la lettera BCE che, il 5 agosto 2011, Claude Trichet e Mario Draghi inviarono al governo italiano presieduto da Silvio Berlusconi.
Preoccupata per il repentino incremento dello spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi, la BCE decise di condizionare l’acquisto, sul mercato secondario, dei titoli italiani all’attuazione di quelle misure essenziali che, in occasione del vertice dei capi di stato del 21 luglio 2011, il governo italiano si era impegnato a realizzare.
La preoccupazione della BCE era tale da far sì che la lettera specificasse anche: “Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011”.
Possibile che Brunetta non fosse all’altezza, già allora, di capire l’importanza che la BCE attribuiva allo spread?
Ed ancora: possibile che Brunetta, ministro di quel governo, fosse all’oscuro degli impegni assunti da Berlusconi con l’UE e della scadenza “settembre 2011” fissata dalla BCE?
Comunque, il governo Berlusconi, si dimostrò incapace di attuare le misure richieste dalla BCE, mentre il mercato finanziario imponeva rendimenti sempre più onerosi per il collocamento dei titoli italiani.
Si arrivò, così, al 5 novembre quando Berlusconi e Tremonti parteciparono a Cannes alla riunione del G20.
Nel corso della conferenza stampa che concluse il G20, Berlusconi ebbe la faccia tosta di dichiarare: “gli italiani vivono in un Paese benestante. I consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, si fatica a prenotare un posto sugli aerei.”!
Solo quattro giorni dopo, era il 9 novembre 2011, quel “Paese benestante” dovette fare i conti con uno spread arrivato a 575 punti e, per la prima volta dal 1997, con un rendimento dei BTP posto sopra al 7%, soglia tecnica dietro la quale si agitava lo spettro del default greco.
La situazione italiana appariva così drammatica che, di fronte al rischio che lo spread volasse nei pressi od oltre i 600 punti, l’UE e la BCE inviarono a Roma una missione di controllo con il compito di applicare, per la prima volta, le regole per la sorveglianza economica e di bilancio dei paesi dell’Eurozona.
Può darsi che Brunetta non ricordi neppure che in quei giorni a Roma ci fossero i controllori dell’UE.
Mi risulta inverosimile, però, che Brunetta possa essere smemorato al punto di non ricordare che, nel novembre 2011, a dominare la scena fosse lo spread, proprio quello spread che lui si ostina a considerare solo un “imbroglio”.
Ma soprattutto, mi domando perché Brunetta non corse subito a Bruxelles per spiegare che lo spread era un “imbroglio” del quale bisognava non tener conto?
In ogni caso, come già detto, il 12 novembre Berlusconi diede le dimissioni fuggendo dalle sue responsabilità, e chissà che le dimissioni non gli siano state suggerite proprio dall’eminente economista Brunetta.
Fatto sta che Berlusconi lasciò in eredità, a Mario Monti, la responsabilità di dare attuazione agli impegni che lui, e non Monti, aveva assunti con l’UE.
Non posso credere che Brunetta abbia scordati gli accadimenti di quelle settimane e desidererei anche poterlo accreditare della sufficiente capacità intellettiva per aver compresa la greve preoccupazione che lo spread avesse procurata ai vertici dell’UE.
Per questo confinerei l’aggressività, di Brunetta nei confronti di Monti, in una specie di livore soltanto personale, del quale ignoro i motivi, ma che potrebbe ricondursi ad una meschina gelosia per i successi professionali e per il prestigio internazionale di Monti.

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