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mercoledì 1 maggio 2013

Dal silenzio greco alle ciance di Schifani


Ieri il governo ha ottenuta la fiducia anche dal Senato, per cui è oramai in carica e potrà iniziare a dare attuazione al suo programma.
La giornata, però ha offerti altri spunti sui quali desidererei soffermarmi.
  1. Erano giorni che mi domandavo come mai i media, ed in particolare TG e quotidiani, da molti mesi non riferissero più nulla della situazione politica, economica e sociale della Grecia. Un paese sulle cui vicende, per settimane e settimane, gli italiani erano stati informati costantemente. Possibile che la spaventosa congiuntura che scuoteva il paese ellenico si fosse già risolta positivamente? Sorpreso, perciò, da tanto silenzio, ieri ho deciso di curiosare nei siti delle principali testate giornalistiche estere. Così, sono bastati pochi click per apprendere, ad esempio, che domenica 28 aprile, il Parlamento greco avesse approvato il licenziamento di 15.000 dipendenti pubblici, 4.000 entro il 2013 ed 11.000 entro il 2014. Dunque, mi sono detto, la Grecia è ancora in condizioni drammatiche, commissariata dalla troika europea che ne detta le scelte di politica economica. Come mai, allora, i media non informano più gli italiani ? Forse perché è meglio che gli italiani non abbiano cognizione dei reali rischi corsi, nel novembre 2011, quando la crisi economica e finanziaria si era avvicinata pericolosamente alla condizione greca? Infatti, se il Capo dello Stato non avesse accettate le dimissioni del premier Berlusconi e non avesse affidata la guida del governo a Mario Monti, quasi certamente, oggi, il nostro Paese, come la Grecia, sarebbe commissariato da una troika europea. Pur cosciente di questi rischi, ci sono momenti, però, in cui mi domando se il Capo dello Stato, nel novembre 2011, non abbia commesso un errore. L’errore, cioè, di non aver rifiutate le dimissioni di Berlusconi per costringerlo a completare lo sfacelo economico e finanziario del Paese fino a consegnarlo nelle mani della troika europea. Sono malato da autolesionismo? Oppure soffro di senile stupidità da delirio? Forse, potrebbe anche essere, però il dilemma sull’errore commesso da Napolitano è tornato a tormentarmi, ieri, ascoltando le parole di inclemente critica all’operato del “disastroso governo Monti”, pronunciate da alcuni esponenti delle forze politiche in Parlamento, dopo le dichiarazioni programmatiche enunciate da Enrico Letta. A farmi incazzare, e non poco, il fatto che a pronunciarle fossero parlamentari di PD e PdL, cioè i due partiti che insieme a Scelta Civica fanno da balia al nuovo governo. Oltre ad interrogarmi su come Scelta Civica possa tollerare ancora la convivenza con questi partiti, mi sono domandato cosa avrebbero detto, ieri, gli stessi individui se, invece di criticare il governo Monti, avessero dovuto decidere, senza se e senza ma, il licenziamento di 15.000 dipendenti pubblici, imposto loro dalla troika europea.
  2. Il governo Letta non ha emessi ancora i suoi primi vagiti che già Berlusconi ne minaccia la caduta se non sarà abolita l’IMU e non sarà restituita ai cittadini l’IMU pagata nel 2012. Questa minaccia, pronunciata ieri pochi minuti dopo la fiducia votata dal Senato, è stata motivata affermando che si tratta di un impegno del PdL con gli elettori e che, perciò, non può essere disatteso. Siccome anche il PD ha presi impegni con i suoi elettori, mi domando, ad esempio, perché non minacci la caduta del governo se in agenda non ci sarà la legge sul conflitto di interessi o sulla ineleggibilità, o sulla corruzione. Arcani della politica !
  3. Nell’intervento pronunciato, ieri, al Senato da Renato Schifani, capogruppo dei senatori PdL, ci sono due passaggi che meritano un rilievo critico. Non mi riferisco, ovvio, al reiterato stucchevole panegirico di Berlusconi, ma a due richiami buttati là con nonchalance. Il primo è il riferimento ai presunti 10 milioni di voti che, a suo dire, il PdL avrebbe ottenuti alle elezioni del 24 e 25 febbraio. Un’affermazione del tutto falsa, perché il PdL, in realtà, ha ottenuti 7.332.667 voti. Se poi, Schifani, invece, si riferisse ai voti complessivi, ottenuti dalla coalizione con Lega e FDI, allora la menzogna sarebbe nel  non riconoscere che Lega e FDI, con i loro 2.600.000 voti, si sono tirati fuori dalla coalizione non votando la fiducia al governo Letta. Sarebbe bastato che qualcuno glielo avesse fatto notare per evitare che Schifani, ed i suoi compagni di partito, continuassero a raccontare balle agli italiani. Il secondo rilievo riguarda, invece, la presunta magnanimità di Berlusconi che, indicato vincente dai sondaggi, avrebbe rinunciato a tornare alle urne pur di dare un governo al Paese. Purtroppo per Schifani, la realtà è diversa. Infatti, i dati di un sondaggio, resi noti lunedì 28 aprile da AND, che ha considerati due possibili scenari, evidenzierebbero un vantaggio del 6,3% del CDX sul CSX, se guidato da Bersani, ma un vantaggio del 4,8% del CSX sul CDX qualora alla guida del centrosinistra ci fosse Renzi. Poiché oramai Bersani è fuori gioco, più che di magnanimità di Berlusconi parlerei di panico da sicura sconfitta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

leggendo il tuo blog trovo le risposte a molte mie domande......ciaooooooooooooo barbara