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sabato 25 maggio 2013

Frammenti di una commedia democratica


Parevano calati a Roma invasati dal sacro fuoco del cambiamento!
Si proponevano di aprire il Parlamento come “una scatoletta di tonno”!
Promettevano riforme epocali.
Assicuravano il reddito minimo garantito, la cancellazione dell’IRAP, la lotta ad Equitalia, e via discorrendo.
Strepitavano che la trasparenza sarebbe stato il loro strumento per svelare al mondo gli squallori dei Palazzi.
Reclamavano, infuriati, le commissioni parlamentari perché “anche in assenza dell’Esecutivo il Parlamento può funzionare nel pieno delle sue prerogative”.
Ebbene, trascorsi ormai tre mesi dalla calata a Roma di 163 grillini, “cittadini onorevoli”, non c’è traccia del ciclone di cambiamento che avevano garantito.
Può darsi che io mi sia distratto, però non mi sono accorto di nulla.
O, per meglio dire, se penso a cosa mi abbia colpito del soggiorno romano (a spese dei contribuenti italiani) di questi 163 “cittadini onorevoli”, non ricordo né un gesto, né un’azione riconducibili al ciclone di cambiamento.
Ho la sensazione, invece, che gli esponenti del M5S si siano cacciati in un arido e ridicolo avvitamento su se stessi, riducendo confronti e dibattiti alla diatriba su quisquilie riguardanti i loro comportamenti personali.
Gli scontrini e la rendicontazione, da giorni dominano i loro pensieri come se fossero la formula sacra per diventare parlamentari di ruolo.
È diventato un totem la decisione di trattenere, o no, la parte della diaria non utilizzata.
Che dire, poi, della sceneggiata del processo grottesco intentato contro un “cittadino onorevole”, reo di aver partecipato ad una trasmissione televisiva, e della sua conseguente espulsione?
L’impegno alla trasparenza che fine ha fatto?
Eppure, Grillo si era impegnato ad informare il popolo grillino sulle ignominie del sistema, attraverso lo streaming delle riunioni dei parlamentari M5S, ed i report quotidiani delle attività svolte dai “cittadini onorevoli”.
Al contrario, per evitare spiragli di trasparenza, Grillo non solo ha vietato, ai “cittadini onorevoli”, di concedersi ai media, se non a rischio della loro espulsione, ma ha emanata anche un black list dei cronisti.
La realtà è che Grillo e Casaleggio avevano programmato di calare su Roma una tribù di sudditi, incompetenti e sprovveduti, da comandare a bacchetta.
Alle prime avvisaglie di riottosità, si sono resi conto che era necessario ricorrere al poco democratico pugno di ferro, e le 163 marionette hanno capito che non restava altro che sottomettersi e stare zitti.
Grillo e Casaleggio, manovrando 163 fantocci, vorrebbero condizionare, a loro piacimento, sia i lavori del Parlamento che le scelte politiche.
Chissà se gli oltre otto milioni di elettori del M5S apprezzano che i loro voti si siano trasformati, di fatto, in un cadeau per le mire segrete di Grillo e Casaleggio!
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Con la sua relazione all’assemblea annuale, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha lanciato un lacerante grido di allarme asserendo: “… il nord è sull’orlo di un baratro economico che trascinerebbe tutto il Paese indietro di mezzo secolo”.
Trascorrono appena pochi minuti dall’articolazione di queste parole, ed ecco il puffo fustigatore, Renato Brunetta, cogliere al balzo l’occasione per fare eco a Squinzi ed affermare, con compiacimento: “sull’orlo del baratro ci ha portato Monti!”.
Non è certo la prima volta, né Brunetta è il solo esponente del PdL che, ad ogni piè sospinto, affibbiano a Monti la colpa di aver trascinata l’Italia alla rovina.
Ora, sarà pur vero che io non comprendo nulla di opportunismo politico.
Però, da semplice cittadino non posso fare a meno di domandarmi in che modo e perché, Monti, sopporti di condividere le responsabilità di governo proprio con coloro che si dedicano a sputtanarlo, senza che lui, o i suoi fedelissimi, accennino una minima reazione.
A meno che, Monti tolleri di essere vilipeso in cambio di …
Boh! Misteri di una politica che è sempre più indecifrabile da me comune mortale.

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