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sabato 15 dicembre 2012

Monti si o Monti no ? So this is the problem !

 
Era facilmente prevedibile che l’endorsement dei membri del PPE, ma più ancora di François  Hollande, a Mario Monti, mandasse in fibrillazione la vecchia nomenklatura PD, che già stava assaporando la goduria di accomodarsi nella stanza del governo.
Se perfino un uomo di sinistra come Hollande fa il tifo per Monti, Bersani & Co. hanno di che riflettere sullo scarso credito di cui godono a livello internazionale.
L’incubo che, ormai da ore, ossessiona i notabili PD è l’eventualità che Monti possa candidarsi come leader di un assemblement di partiti e movimenti moderati.
Se Monti, infatti, decidesse di scendere nell’agone elettorale, le previsioni dei sondaggisti, fatte fino ad oggi, sarebbero da cestinare perché i giochi si riaprirebbero.
Sono così terrorizzati, nel quartiere generale del PD, che uno dei loro ferrivecchi più conosciuti, Massimo D’Alema, ha rivelata tutta la sua collera in una intervista, al Corsera, così critica ed irritata nei confronti di Mario Monti da giungere ad affermare, addirittura, che sarebbe “in qualche modo moralmente discutibile” se il Professore scendesse in campo.
Ora, che Massimo D’Alema, con il suo curriculum ricco di inciuci, salga in cattedra per dare lezioni di etica e di comportamenti morali, non solo a Monti ma a chicchessia, da un lato mi fa scompisciare dalle risa, ma dall'altro mi induce a riflettere sulla spudoratezza arrogante di certi individui.
Che poi D’Alema arrivi anche a dire, in modo perentorio: “Monti non si deve candidare”, beh, vuol dire che ha toccato l’assurdo cosmico.
O   O   O

Mentre D'Alema straparla, penso che il Professor Monti stia riflettendo molto sul cosa fare, ma non certo perché preoccupato dalle parole del "baffo di ferro", ma perché è tormentato da riflessioni ben più corpose.
Probabilmente, è preoccupato del rischio che potrebbe comportare l'entrare a far parte di un mondo politico così screditato, agli occhi degli italiani, da aver consentita l’affermazione del populismo, impregnato di disprezzo e di odio, predicato da Beppe Grillo.
D’altra parte, è impensabile che la presenza di una sola persona, per quanto seria e rispettabile come Mario Monti, possa essere sufficiente per ridare credibilità alla politica italiana.
Ma, ad inquietarlo, si può supporre che sia anche la prospettiva di calarsi in quel Parlamento, che lui ha avuto modo di frequentare nei mesi passati, dove regnano sovrani l’egoismo di parte, l’incoerenza, il disinteresse per il bene del Paese, la ruberia di pubblico denaro.  
Se poi, dell’ipotizzato assemblement dovesse far parte anche il decotto PdL, ancora capeggiato da Berlusconi, si ridurrebbero al lumicino, per Monti, le possibilità di garantire agli italiani un’azione di governo seria e rivolta al bene del Paese.
E poi, come fidarsi di avere, come compagno di viaggio, un individuo come Berlusconi per il quale, come ha osservato con ironia François  Hollande, “quello che è vero un giorno non lo è più il giorno dopo” ?
C’è, inoltre, l’imprevedibilità dell’elettorato italiano, ed in particolare di quel 50% che sta alla finestra, dichiarandosi astensionista od indeciso.
Ed ancora, se l’assemblement dei moderati non vincesse le elezioni, Mario Monti si troverebbe come un pesce fuor d’acqua, gomito a gomito con quei parlamentari che, in aula, mangiano mortadella, stappano bottiglie di champagne in faccia agli avversari, si menano nell’emiciclo, si insultano, fanno gazzarre vergognose ad ogni piè sospinto.
È vero che Mario Monti potrebbe sempre contare sul sostegno dei leader del PPE e dei capi di stato esteri, ma il Parlamento italiano non è certo l’ambiente più raccomandabile per una persona seria e rispettabile.

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