Google+ Followers

sabato 12 gennaio 2013

Berlusconi è un "ominicchio"


Molti elettori che si recheranno alle urne, il 24 e 25 febbraio, probabilmente non hanno sentito parlare, o non ricorderanno più la buffonata del “Contratto con gli italiani” che Silvio Berlusconi, assistito dal cerimonioso Bruno Vespa, sottoscrisse nel salotto televisivo di “Porta a porta”, l’8 maggio 2001.
Mancavano pochi giorni alle elezioni politiche e con il contratto Berlusconi assumeva, nei confronti degli elettori, 5 precisi impegni che avrebbe realizzati qualora avesse vinte le elezioni.
Il contratto, in più, oltre all’indicazione particolareggiata dei 5 obiettivi, prevedeva: “Nel caso che al termine di questi 5 anni di governo, almeno 4 su 5 di questi traguardi non fossero raggiunti, Silvio Berlusconi si impegna formalmente a non ripresentare la propria candidatura alle successive elezioni politiche”.
Alla fine della legislatura, nel 2006, il contratto risultò non rispettato in tutti i suoi obiettivi e, ciò nonostante, Berlusconi si ripresentò candidato nel 2006 e poi nel 2008, ed ancora si ostina a candidarsi nel 2013.
Una così vistosa mancanza di rispetto dell’obbligo contratto, con gli elettori, che se Leonardo Sciascia fosse ancora in vita non avrebbe esitato a definire Silvio Berlusconi un “ominicchio”, privo di onestà morale !
Del resto i 5 obiettivi, alle persone di buon senso, apparivano già allora delle colossali panzane, escogitate al solo scopo di turlupinare quei gonzi che, di lì a qualche giorno, lo avrebbero votato.
Il primo degli obiettivi prevedeva l’attuazione di un sistema fiscale articolato in due sole aliquote, indicate nel 23%, per redditi fino a 200 milioni di lire (= circa 103.000 euro), e nel 25%, per redditi superiori a 200 milioni di lire.
Obiettivo fallito, dal governo Berlusconi, non solo tra il 2001 ed il 2006, ma anche successivamente tra il 2008 ed il 2011.
Ebbene, a distanza di 12 anni lo “ominicchio” di Arcore che fa ?
Con inaudita spudoratezza, in questi giorni va sbandierando la stessa fandonia, delle due aliquote, per abbindolare quegli italiani allocchi che gli danno ancora credito.
Ad onor del vero una cosa Berlusconi l’ha realizzata subito, ma solo perché coinvolgeva i suoi interessi personali: ha abolita la tassa di successioni e la tassa sulle donazioni, in modo da risparmiare milioni di euro nel trasferimento di quote azionarie ai suoi eredi.
Il secondo obiettivo era costituito dall’impegno a ridurre fortemente il numero dei reati.
Orbene, il numero dei reati nel 2011 era stato di 2.163.000 (dati ISTAT), nel 2002 e nel 2003 i reati sono aumentati, ogni anno, del 6,7%, e sono incrementati ulteriormente del 3,7% anche nel 2004.
E con questo siamo già a 2 impegni clamorosamente toppati !
Ma non basta !
Il terzo obiettivo prevedeva la conclamata creazione di 1.500.000 di nuovi posti di lavoro ed il dimezzamento del tasso di disoccupazione che avrebbe dovuto scendere dal 9,9% del 2001 al 4,9% nel 2006.
Ora, al netto della regolarizzazione dei posti di lavoro “in nero”, i nuovi posti sono risultati, tra il 2001 ed il 2006, circa 700.000, cioè meno della metà dell’impegno assunto, e la discesa del tasso di disoccupazione si è fermata, nel 2006, al 7,1%.
Il quarto impegno consisteva nel portare ad almeno 1.000.000 di lire (= 516 euro) tutte le pensioni minime che, agli inizi del 2002, risultavano essere circa 8.000.000 (dati UIL).
Abituato a parlare a vanvera, Berlusconi non aveva tenuto conto che l’attuazione dell’obiettivo avrebbe comportato un maggior onere, per le casse previdenziali, di circa 13/14 miliardi di euro, per cui, alla fine, ad essere beneficiato di un aumento della pensione a 516 euro, è stato solo il 25% di coloro nei confronti dei quali si era impegnato.
Avendo già falliti questi 4 dei 5 impegni, Berlusconi non avrebbe più dovuto ricandidarsi.
Ma siccome lui ignora cosa sia il rispetto della parola data, ed anche per questo merita di essere definito un “ominicchio”, non solo si è ricandidato nel 2006, ma è stato a capo del governo anche dal 2008 al 16 novembre 2011, ed oggi si ricandida ancora.
Possibile che a nessun giornalista o conduttore di talk show, dotato di attributi oltre che di senso della professione, non venga mai in mente di inchiodarlo sulle panzane raccontate nel 2001 e riproposte in tutte le successive campagne elettorali ?

Nessun commento: